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ore 11:50

Cronaca

28-04-2020 06:37

Doccia gelata sul Piemonte: 'Mancano le condizioni per il via libera'
In dubbio attività fisica all'aperto, take away e visite ai familiari
 
La Fase 2 del Piemonte rischia di essere molto differente rispetto al resto d'Italia. Il presidente Alberto Cirio ieri sera, lunedì 27 aprile, ha infatti parlato di "fare valutazioni più rigorose rispetto al resto d'Italia". Il governatore, al termine della videoconferenza con il comitato scientifico, ha detto che occorre "molta serietà e prudenza, alla luce dei dati attuali non ci sono le condizioni" (approfondisci qui).

Che cosa preoccupa Cirio?

Secondo la ricostruzione de La Stampa in edicola oggi, martedì 28 aprile, soprattutto "l'ipotesi di un allentamento delle restrizioni sociali: quelle che oggi impediscono ai piemontesi di allontanarsi per più di 200 metri da casa se non per ragioni di necessità, di salute o lavoro".

E quindi?

"Se il quadro attuale, che fa del Piemonte il malato d'Italia, non dovesse dare segnali evidenti di miglioramento, difficile - scrive ancora il quotidiano torinese - immaginare la ripresa alle attività sportive all'aperto, le file davanti a bar e ristoranti per ritirare il cibo d'asporto e le visite ai familiari. Innocenti evasioni che dopo due mesi di lockdown avrebbero avuto il sapore della libertà".

La situazione

I dati del contagio non lasciano infatti scampo: il Piemonte è il grande malato d'Italia. Il bollettino, diramato ieri sera, ha infatti segnato il raggiungimento dei 2.913 deceduti e dei 25.216 contagiati dall'inizio della pandemia. La Regione ha dunque il maggior numero di contagi in rapporto alla popolazione: 356 positivi al virus ogni 100.000 abitanti contro i 342 della Lombardia. Dal primo aprile l'indice di positivi (su 100.000 abitanti) è cresciuto in Italia del 31,4% mentre in Piemonte dell'83,1%. I numeri evidenziano poi come il Piemonte stia faticando a ridurre la curva del contagio: i nuovi casi aumentano in media del 2,5% al giorno, la Lombardia è intorno al 2%, l'Emilia viaggia stabilmente sull'1% (approfondisci qui).

Le parole di Cirio e di Di Perri

"Dobbiamo essere prudenti. Attività come il take away possono creare situazioni di assembramento difficilmente gestibili, soprattutto in città come Torino dove in alcuni quartieri si sono già create situazioni complesse dal punto di vista dell'ordine pubblico". Sulla Fase 2 è intervenuto anche Giovanni Di Perri, direttore del reparto malattie infettive dell'Amedeo di Savoia e membro della task force: "Il rischio di dover richiudere tutto dopo due settimane esiste eccome. Almeno qui in Piemonte". "Allo stato attuale - ha detto Di Perri durante un'intervista a Il Fatto Quotidiano in edicola oggi, lunedì 27 aprile - il rischio di dover ricominciare da capo con il lockdown dopo due settimane è forte. Ripeto: allo stato attuale. Che non è quello del 4 maggio. Dieci giorni non sono pochi. E saranno 10 giorni decisivi" (approfondisci qui).

Matteo Gardelli


















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