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ore 12:03

Cronaca

28-04-2020 07:39

Il Piemonte non guarisce: oltre 300 contagi dopo 2 mesi di lockdown
E ci sono oltre 2.900 morti dall'inizio della pandemia
 
Dopo quasi due mesi di lockdown il Piemonte ieri, lunedì 27 aprile, ha registrato 54 morti e 306 nuovi contagi. Dall'inizio della pandemia i deceduti sono stati oltre 2.900 mentre le persone positive al Coronavirus sono attualmente 25.216 (apprfondisci qui). Questi numeri hanno dunque portato il governatore, Alberto Cirio, a tirare il freno a mano in vista della Fase 2: "Dovremo fare valutazioni più rigorose rispetto al resto d'Italia. Occorre molta serietà e prudenza, alla luce dei dati attuali non ci sono le condizioni" (approfondisci qui).

Ieri si è riunita la task force guidata dall'ex ministro alla Sanità, Ferruccio Fazio. Il quadro tratteggiato è stato tutt'altro che rassicurante: "La curva epidemica è in ritardo rispetto ad altre Regioni del Nord, il che spiega in parte la mancanza di sincronia con queste ultime. Le province piemontesi mostrano una tendenza alla discesa della curva dei casi dalla data dei sintomi e - hanno fatto notare gli esperti della Regione - fluttuazioni dei tamponi positivi dovute a variazioni nel processo di somministrazione ed esecuzione dei test. I casi e i decessi attualmente osservati nelle Rsa esprimono la situazione epidemica di più di due settimane fa. Il gruppo è impegnato nell’identificazione di aspetti critici che hanno pesato sulla attuale situazione".

Tradotto: il Piemonte si sta preparando alla Fase 2 ma è ancora in piena Fase 1. E ancora. Quali sono stati gli aspetti critici? "Lo scarso numero di tamponi giornalieri nella fase iniziale (da poche centinaia agli attuali 6 mila), la debolezza della medicina territoriale, la rincorsa - scrive La Stampa in edicola oggi, martedì 28 aprile - per mettere in sicurezza le oltre 700 Rsa, con 4.000 anziani positivi".

La task force ha poi puntato l'attenzione su Torino e provincia dove l'andamento "induce alla massima attenzione nel monitorare l’impatto delle prossime riaperture". Queste parole hanno insomma anticipato quelle pronunciate poi, nella serata di ieri, dal governatore Alberto Cirio: "Alla luce dei dati attuali, riteniamo invece necessario nella nostra regione essere prudenti sulle attività sociali e su determinate attività commerciali come ad esempio il take away". Cirio ha infatti spiegato che "possono creare situazioni di assembramento difficilmente gestibili, soprattutto nelle grandi città come Torino dove ci sono quartieri in cui si sono già create situazioni complesse dal punto di vista dell’ordine pubblico" (approfondisci qui).

E quindi? Il piano al quale sta già lavorando la squadra di Fazio "si incentrerà sulla identificazione il più precoce possibile dei nuovi casi, così da spegnere i nuovi focolai attraverso l'isolamento dei casi e dei loro contatti e su uno stretto monitoraggio epidemiologico". Per la Fase 2 potrebbe rendersi necessario anche "affrontare in maniera drastica il problema della trasmissione intrafamiliare con apposite strutture in cui ricoverare i positivi fino alla negativizzazione".

Matteo Gardelli


















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