In due anni ha percorso 40mila chilometri e scattato 11mila foto. Luigi Zorra, vercellese di 32 anni, 3 anni fa ha ricevuto il regalo più bello della sua vita: un impianto cocleare che gli ha permesso finalmente di sentire. «E’ stato come riappropriarmi della mia vita - racconta -. Prima non potevo andare al cinema, non usavo il telefonino e parlavo in modo sgraziato». Nel 2009, per festeggiare questa conquista, si mette in viaggio, non in Italia, bensì all’estero. Inizialmente soggiorna tre mesi negli Stati Uniti, tra New York, Philadelphia e San Francisco, poi punta sull’Australia del Sud, stabilendosi a Sidney. Città in cui rimane due anni. La lingua per lui non è un problema: come una spugna man mano acquisisce i termini del vocabolario anglosassone e, progressivamente, riesce a padroneggiarne il lessico. «Ammetto di aver difficoltà con la grammatica, ma a livello di conversazione riesco tranquillamente a farmi capire» confessa il vercellese. L’idea di restare all’altro capo del mondo per parecchio tempo viene presa di concerto con Valeria Castoro, la sua ragazza, che all’epoca era impiegata in una ditta del casalese. «In Australia c’è un particolare visto che si chiama “working holiday” - spiegano -: ti consente vitto e alloggio in cambio di alcune ore di lavoro. Grazie a un’agenzia, ho trovato impiego in una farm, che è una sorta di cascina circondata da appezzamenti immensi in cui il farmer ti fa guidare il trattore, tagliare la legna e realizzare piccole costruzioni». Nel pomeriggio, Luigi ha a disposizione il pick up del titolare, con cui può spostarsi per la città e soprattutto raggiungere le spiagge più belle. Nel maggio del 2010 Valeria, 24 anni, prende una decisione drastica: lasciare il lavoro per raggiungere la sua metà. «Ero determinata a cambiare aria per un po’ - dice la giovane -. L’idea di sportarmi in un altro continente mi galvanizzava, nonostante le 25 interminabili ore di volo. Sono andata nella stessa cascina dove il proprietario mi impiegava per riassettare la casa». Trascorso qualche mese, la coppia decide di comprare un van per visitare meglio l’entroterra. «Lì esiste un mercato consolidato di camper. Senza svenarci, abbiamo acquistato un caravan di 32 anni. Però tra un città e l’altra, le strade si snodano anche per 300 chilometri, dunque per garantirti una fornitura di carburante devi portare diverse taniche stracolme di benzina» precisa il ragazzo. Valeria e Luigi imparano a conoscere un modo di vivere differente, rispetto a quello europeo: «Gli australiani camminano a piedi nudi, in qualsiasi condizione metereologica, perché hanno un contatto molto intimo con la terra - spiegano -. Per loro il momento del te è una vera e propria cena e se tu non lo sai ti ritrovi alle sei del pomeriggio a mangiare carne, pasta e pesce». Un usanza che i giovani fidanzati hanno scoperto in un’area di sosta dove una famigliola, per ringraziarli di un piacere ricevuto, li ha invitati nel loro camper per quello che credevano un te all’inglese. «Immaginavamo si trattasse di una merenda, invece avevano già messo la carne sul barbecue» confessa la ragazza. Ma in Australia hanno apprezzato anche un approccio più valido al mondo del lavoro: «Al di là del Pacifico non esiste la cultura del nero - racconta Luigi -. Quando Valeria ha fatto ritorno in Italia per trovare i genitori, io ho trovato impiego in un albergo come lavapiatti. Sono stato assunto con regolare contratto e lo stipendio mi veniva accreditato ogni settimana, al netto delle imposte». Ma a stupire i vercellesi in trasferta è il basso livello di criminalità, in una città di quasi 5 milioni di abitanti. «Nei pub, dopo i fatti dell’11 settembre, non si entra senza essere identificati, gli agenti pattugliano le aree più caotiche e appena qualcuno sembra su di giri per il troppo alcool, lo portano in centrale per accertamenti».