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Provincia

02-08-2011 09:00

La storia di Sattin, bandiera dei bianchi
Con la Pro Vercelli ha giocato 109 partite, realizzando 10 reti
 
E' il 13 aprile 1975 e la Pro Vercelli gioca al «Natal Palli» di Casale Monferrato il derby della ventinovesima giornata del girone A del campionato di serie C contro i nerostellati. Siamo sullo 0-0 e mancano sei minuti al termine. Dalla panchina il trainer delle bianche casacche Bruno Fornasaro (che da due settimane con la supervisione del d.s. Carlo Facchini ha rimpiazzato l’esonerato Luciano Sassi) ordina a un giovincello di prepararsi a subentrare. Il ragazzo, un centrocampista cresciuto nelle giovanili dopo i primi passi mossi al Castigliano, ha 19 anni. Si chiama Mauro Sattin. Entra al posto del regista Angelo Pereni. Pochi scampoli. Il derby termina senza reti.
Sattin, sono passati trentasei anni. Cosa ricorda?
Un’emozione pazzesca. Mi tremavano le gambe. Lo stadio «Palli» era pieno. C’erano 3-4mila persone. Erano i tempi eroici della serie C (tre gironi da 20 squadre - n.d.r.). Quando mister Fornasaro e il d.s. Facchini mi dissero di entrare l’adrenalina salì. Giocai sei minuti e ricordo che i compagni più esperti (Castellazzi, Jussich, Rossi) mi diedero una grossa mano. Di fronte ricordo che c’era il portiere Garella e poi Gilardino, Fait, Polvar. Elementi di qualità
Una bella soddisfazione per un ragazzo di 19 anni.
Non c’è dubbio. La maglia della Pro ha sempre rivestito un fascino particolare per un vercellese come il sottoscritto.
Lei ha indossato la casacca bianca 109 volte realizzando 10 reti.
Dopo quell’apparizione a Casale Monferrato la società mi mandò a farmi le ossa in quarta serie. Giocai un campionato nella Novese e quello successivo a Portogruaro sfruttando il prestito militare.
Il ritorno alla Pro Vercelli nell’estate del 1978.
Fu l’anno della costituzione della C2. Incominciammo con Carlo Soldo in panchina che fu subito rimpiazzato da Antonio Montico. In seguito la squadra fu affidata a Gigi Limberti. Una stagione travagliatissima terminata con la retrocessione in serie D dopo lo spareggio di Pavia perso con il Legnano. Il presidente Ettore Baratto aveva già da tempo manifestato la volontà di lasciare. La società, insomma, era in crisi.
Comunque al suo attivo 31 presenze e 1 gol?
Giocavo a centrocampo e la mia prima rete con la maglia della Pro la realizzai a Omegna, ma non servì perché perdemmo 2-1.
Il 1979/80 è l’anno del commissariamento Vanzini-Rossi.
Fu un campionato di serie D molto sofferto. Eravamo imbottiti di giovani come Valera, Giuliano, Franzi, Dainese, Vercellotti e Milani. Ci diede una mano Paolo Sollier di ritorno dal Rimini. Iniziammo con il tecnico Gigi Limberti, poi arrivò Luciano Piqué e ci salvammo con due vittorie nelle ultime due giornate di campionato con Antonio Montico nelle vesti di trainer del mezzo miracolo. Grazie a un gol di Valera espugnammo Gozzano e poi al Robbiano superammo 2-0 il Cuoio Pelli con reti di Valera e Giuliano. I toscani erano già salvi e annoverano tra le loro fila un certo Luciano Spalletti.
Nell’estate del 1980 la società bianca è rilevata da Giuseppe Celoria e sulla panchina della Pro Vercelli arriva Lino Nobili.
Un tecnico preparato che conosceva come pochi la categoria. Con lui due stagioni molto belle. Giocai a centrocampo e anche da libero. Nel secondo anno di Nobili lottammo con Asti e Novese per la promozione in C2. Prevalsero i galletti di tre lunghezze.
Il 1982 decreta la chiusura del rapporto fra Sattin e la Pro.
La società assunse mister Luigino Vallongo e cambiarono i programmi. Io e Angelo Bonni accettammo le proposte dell’ambiziosa Cairese del presidente Cesare Brin. Il campionato 1982/83 fu vinto dalla Biellese davanti all’Orbassano. Noi della Cairese ci classificammo terzi, mentre la Pro Vercelli chiuse a metà graduatoria.
Nel 1983/84 lei approda all’Aosta.
Fu una stagione in chiaroscuro. Ci classificammo ottavi, ma eravamo partiti per far meglio.
Ricorda l’ultima giornata...?
Come no! Giocavamo in casa contro la Pro Vercelli. Noi non avevamo più nulla da chiedere al campionato, mentre i bianchi dovevano assolutamente vincere per garantirsi lo spareggio promozione contro la Cairese (i vercellesi poi salirono in C2 vincendo al Moccagatta di Alessandria contro i liguri - n.d.r.). Il primo tempo terminò 0-0. E nella ripresa...
Nella ripresa?
Le motivazioni della Pro Vercelli ebbero la meglio. Segnò il bomber Gino, poi ci fu un’autorete del mio compagno Boggian e ancora Gino chiuse il conto su rigore. Finì 3-0 per i bicciolani.
Sattin, lei vanta anche una discreta carriera di allenatore tra i dilettanti.
Quando smisi di giocare iniziai a Romagnano, poi Balzola e anche un anno nel settore giovanile della Pro Vercelli. Sono successivamente approdato al Piemonte Sport in Seconda Categoria. Con un gruppo di giovani sfiorammo la promozione in Prima. L’allora presidente Pasquale Fiorenzi, sogghignando, mi disse che lo stavo rovinando... Ho guidato anche la Tronzanese, il Borgovercelli e la Crescentinese. Non ho mai vinto un campionato, ma mi sono spesso classificato secondo.
Cosa pensa del calcio attuale?
Vado poco allo stadio. Guardo qualche partita in televisione. In Italia c’è poca qualità e i giovani hanno poca voglia di sacrificarsi. Pensano subito al guadagno. Anche a livello dilettantistico è dura con i ragazzi.
Perché?
Guardi. Anche in Prima e Seconda Categoria se si prendono degli impegni bisogna assolverli al meglio. Mi è successo a volte di vedere dei ragazzi che venivano al campo per giocare alla domenica pomeriggio con le occhiaie «vittime» magari di un sabato sera eccessivo. I dirigenti che cacciano soldi e le società meritano più rispetto. Oppure si pensi a campionati dilettantistici con il sabato come giornata di gara. Il calcio amatoriale ha preso piede proprio per questi motivi.
Citi un suo ex compagno di squadra che ha sfondato nonostante le perplessità iniziali?
Direi Gabriele Savino che debuttò giovanissimo nella Pro Vercelli e seppe poi affermarsi in società di spicco come Vicenza e Lazio.
Invece un suo ex giocatore che poteva ambire a categorie superiori?
Piero Pastore, che ho allenato in diverse società. Un attaccante che meritava ben più della Promozione. Ho sentito che a 38 anni ha deciso di riprendere.
Chiudiamo con l’attuale Pro: giovedì potrebbe essere annunciato il ripescaggio in Prima Divisione?
Speriamo. Il pubblico vercellese dopo 33 anni anni merita il palcoscenico della C1. In bocca al lupo.


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Andrea Cherchi

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