La vittoria è stata solo parziale e molte questioni (e relative perplessità) sono rimaste in sospeso, ma Davide Gilardino, leader dei sindaci dei piccoli Comuni vercellesi e assessore provinciale, vede il bicchiere mezzo pieno: “Prima di essere ricevuti dalla rappresentanza del governo, ho incontrato a Roma Osvaldo Napoli, presidente dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) – esordisce – L’indicazione emersa è stata che l’abolizione dei centri sotto i mille abitanti non era certo una manovra corretta. Per fortuna siamo riusciti a far passare il messaggio che i nostri Comuni sono praticamente gli unici enti pubblici in Italia senza debiti, anzi, a volte con significativi avanzi di bilancio, quindi pare proprio che il famigerato articolo 16 venga stralciato. Un passo avanti è stato poi anche quello di iniziare finalmente un ragionamento sulla futura riforma della Carta costituzionale degli Enti locali”. La soluzione ipotizzata dal governo? L’accorpamento di servizi come la segreteria, l’ufficio tributi, la Polizia municipale (operazione che numerosi Comuni della nostra zona stanno già sperimentando con successo da anni) e l’abolizione delle giunte, con mini-consigli comunali ad affiancare il sindaco. “E’ fondamentale che servizi essenziali alla popolazione, come per esempio anagrafe e stato civile, continuino ad avere uno sportello sul territorio – prosegue Gilardino – personalmente ritengo che la riduzione del numero dei consiglieri si possa anche accettare, se i Comuni vengono salvati, anche se nel mio paese noi amministratori abbiamo rinunciato al gettone di presenza e costiamo zero euro alle casse comunali. Più si è a condividere e risolvere i problemi del paese, meglio è per tutti: nella mia ottica meno consiglieri significa meno volontari che lavorano per la popolazione”. Per quanto riguarda le province, il primo cittadino di Ronsecco è lapidario: “O si aboliscono tutte o nessuna – dichiara – Abolirle tutte, come si sta proponendo, è una scelta coraggiosa, il difficile sarà però riorganizzare i servizi come accorpamento ed edilizia scolastica, strade, ambiente, gestione delle acque. Si parla di coordinamento a livello regionale: magari è una soluzione che funzionerà benissimo, l’importante è vigilare affinché non si creino altri costosi carrozzoni (ricordo che comunque gli attuali consiglieri provinciali sono eletti dalla gente) dove collocare persone estranee al territorio, nominate dalla politica. Una formula che per me sarebbe attuabile è che ogni consigliere regionale sia il referente della propria zona di elezione, come se facesse le veci del consiglio provinciale”. L’importante, conclude Gilardino, è una sola cosa: “Che venga recepito a livello governativo il fondamentale concetto che realtà che non costano nulla e danno servizi essenziali al cittadino non siano soppresse senza motivo”.