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ore 03:50

Vercelli

28-11-2016 11:37

Un vercellese a Caracas: Vittorio Pallavicini
Prima puntata delle interviste ai nostri concittadini che vivono all'estero
 
E' in aeroporto e sta aspettando il volo che lo porterà ad Aruba per una mini-fuga rilassante di qualche giorno. D’altronde quando si vive in Venezuela, non mancano i paradisi (più o meno vicini) da visitare: "C’è la cascata più alta del mondo, il Salto Angel, la teleferica più alta del mondo a Mérida. E poi: le spiagge caraibiche, l’arcipelago di Los Roques...". Sì, fa venire (molta) invidia Vittorio Pallavicini: vercellese che, dal 1998, vive a Caracas dove lavora nel settore bancario.

Che cosa ci fa un vercellese a Caracas?
Ho lavorato per molti anni per una banca con sede a Biella, arrivando a ricoprire il ruolo di direttore di sede centrale con incarico nell’area internazionale per l’ufficio residenti estero. Fra il 1995 e il 1996 ho iniziato a viaggiare per consolidare i rapporti con la clientela italiana residente all’estero: Polonia, Romania, ma anche Messico, Guatemala, Costarica, Colombia e, appunto, Venezuela. Proprio qui riscontrai un maggior incremento di fatturato e nel 1998 abbiamo presentato i documenti per aprire un ufficio di rappresentanza a Caracas. L’idea iniziale era gestirlo per alcuni mesi e poi lasciarlo a qualche collega, ma è stato difficile reclutare persone adatte a ricoprire quel ruolo. Così, anziché passare solo sei mesi a Caracas, mi sono fermato... Un pochino di più! Nel 2003, poi, sono uscito dal gruppo bancario per intraprendere una attività analoga ma in proprio.

Quali differenze ci sono fra il Venezuela, paese che in passato è stato attraversato da forti tensioni sociali, e l’Italia, paese che sta vivendo un periodo di forte tensione sociale?
Qui c’è una situazione critica sia a livello economico che a livello politico. La povertà ha raggiunto livelli altissimi: c’è difficoltà a reperire beni di prima necessità come carta igienica, zucchero, sale, farina, detersivi o deodoranti. L’imposizione di prezzi governativi ha fatto diminuire sia la produzione che l’importazione e l’inflazione, quest’anno, arriverà a toccare le quattro cifre. Tutto questo ha tristemente contribuito ad alzare il tasso di criminalità: l’anno scorso, ad esempio, ci sono stati oltre cinquemila morti per arma da fuoco e quest’anno, ad ottobre, se ne contavano già 4800. E’  quindi probabile e prevedibile che si superi di gran lunga la cifra del 2015.

Quali sono i pregi e le particolarità più belle del Venezuela?
Ad esempio: si entra in ascensore e tutti salutano con un “Buenos Días!”. Tutti con la testa alta e sempre con il sorriso. L’amabilità del venezuelano è indiscutibile. Poi c’è il clima e ci sono i paesaggi: c’è la cascata più alta del mondo, il Salto Angel, la teleferica più alta del mondo a Mérida. E poi: le spiagge caraibiche, l’arcipelago di Los Roques...

Che cosa le manca di più di Vercelli?
Ho lasciato gli amici, alcuni li rivedo ad ogni mio rientro. Ho ancora la mamma che compirà 90 anni fra pochissimo e sarò lì a festeggiare con lei il raggiungimento di questa meta. Ogni volta che posso, faccio conoscere Vercelli ai venezuelani: sono orgoglioso del luogo in cui sono cresciuto. Ricordo corso Marconi, le panchine dei viali e le compagnie con le quali ho trascorso gran parte della mia giovinezza. E poi c’è la Pro Vercelli: sono orgoglioso per i risultati che ha ottenuto in questi ultimi anni. Sono davvero molto orgoglioso anche perché ho giocato anch’io nella Pro Vercelli: erano gli anni di Codogno, Tarchetti, Marangon, Sattin, Zerbin, Visconti. Poi della mia città mi mancano proprio gli amici legati al calcio: negli anni ho infatti giocato con la Veloces, il Piemonte Sport... C’è molta nostalgia anche per la compagnia del “Castello di Atlante”, grande gruppo vercellese ancora in attività  che ha riempito gran parte dei miei ricordi.

Che cosa non le manca di Vercelli?
Le zanzare (ride, ndr). Di loro posso farne a meno!

Matteo Gardelli
2016 - Riproduzione Riservata

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