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Vercelli

19-12-2016 16:52

Una vercellese alle Hawaii: Simona Fossati
Quarta puntata della rubrica dei nostri concittadini che vivono all'estero
 
S​​ei anni fa si è trasferita all’Hawaii. E da quelle isole, autentiche perle “disperse” nell’Oceano Pacifico, non è più riuscita a staccarsi. Non solo per le meraviglie che offre la natura ma anche per quelle che (incredibilmente) riesce ancora ad offrire la società: una società dove non c’è (quasi) criminalità, dove si incontrano tante culture, il razzismo non è di casa e c’è ancora chi usa il baratto. Durante lo scambio di battute su Facebook Simona Fossati si scusa per l’italiano, «d’altronde parlo sempre in portoghese, in inglese e in hawaiano: una lingua complicatissima». Ma in realtà esce fuori un incredibile e bellissimo quadro di una vercellese che vive per davvero dall’altra parte del mondo.

Cosa ci fa una vercellese all’Hawaii?
Ci sono finita per caso. Le Hawaii non erano nemmeno nella mia “trip bucket list” (lista di viaggio, ndr). Sono arrivata ormai sei anni fa e mi sono perdutamente innamorata di queste isole sperdute nel Pacifico. Sento questo posto molto “casa”.

Ovviamente non si può paragonare il grigiore della Pianura Padana in questo periodo alle Hawaii...
No, non è possibile. Ma non è possibile nemmeno provare a paragonare posti vicini in queste isole: già spostandosi a Honolulu, io abito a North Shore Country (its all about surf!), lo stile di vita cambia moltissimo. D’altronde l’influenza orientale è molto forte e questa è una delle ragioni principali che mi porta ad amare questo posto. Le persone che abitano qui sono molto aperte mentalmente, le vibrazioni sono decisamente alte e positive, ci si aiuta molto. La criminalità è ai minimi termini, il razzismo praticamente inesistente: le persone sono di colore e religione diversi e provengono da tutto il mondo. La cultura hawaiiana è molto affascinante, mistica: non per altro si chiama “The Aloha State”. Il costo della vita è paragonabile a Manhattan o San Francisco Bay Area e, così, la maggior parte delle persone ha in media due lavori.

Tu di cosa ti occupi?
Ho un lavoro principale poi collaboro come designer con un business di imports da Bali. Nonostante la mia agenda sia molto “busy” (occupata, ndr), ho il lusso di andare a lavoro per le 10 e finire alle 18,30. La mia sveglia suona alle 6,30, pratico yoga o vado a fare jogging in spiaggia, poi mi dedico alla meditazione, mi preparo colazione e pranzo e sono pronta ad andare a lavoro. In estate il sole tramonta dopo le 19 perciò, spesso, quando finisco, ho ancora il tempo di andare ad ammirare un tramonto in spiaggia. Il sabato è il mio unico giorno libero e spesso lo passo con gli amici tra surf, yoga, hikes. Lo svago principale è il contatto costante con la natura, ho una buona cerchia di amici che sono principalmente hawaiiani, israeliani, sud americani.

Cosa ti manca di Vercelli?
Le “radici”, la mia famiglia e le mie amicizie. Sono davvero dall’altra parte del mondo e il calore di casa è un’altra storia: anche se sono un’ottima cuoca e ho sempre la casa piena di gente che si auto-invita. I sapori di casa sono comunque diversi: io, qui, sono prettamente vegetariana a volte addirittura vegana. Alle Hawaii è in corso una grossa battaglia contro Monsanto, che è proprietario della maggior parte delle terre e tutto è geneticamente modificato. Non solo. Usano pesticidi velenosissimi. Poi, in questi anni, mi sono appassionata alla naturopatia, aromaterapia, ayurveda e sono cose che sto studiando insieme a Reiki e a Ho’oponopono (una pratica antica di guarigione energetica Hawaiiana) di cui sono già praticante certificata. La vita alle Hawaii ti apre il cuore e la mente, perdi il senso del tempo.

Cosa non ti manca di Vercelli?
Esattamente tutto ciò che amo di questo posto! L’assenza di giudizio, la compassione, la libertà, la pace, il sole quasi tutto l’anno. Qui posso lavorare scalza 10 mesi l’anno. E potrei andare avanti all’infinito... Comunque tornerò in città fra pochi giorni: sarà la prima volta che lo faccio durante l’inverno, credo che congelerò: il mio sangue è “tarato” tra i 20 e i 30 gradi. Ho saputo che, ora, lì c’è -2: spero di sopravvivere.

Matteo Gardelli
2016 - Riproduzione riservata

Su La Sesia in edicola martedì 20 dicembre la quinta puntata di "Vercellesi nel Mondo": saremo in Giappone per conoscere la storia di Alberto Bocchio


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