venerdì

, 15 dicembre 2017

ore 03:49

Vercelli

11-01-2017 10:24

Un vercellese in Svezia: Emilio Marinone
Settima puntata della rubrica dei nostri concittadini che vivono all'estero
 
Prima ancora di conseguire la laurea in ingegneria al Politecnico di Milano, si è guardato un po’ intorno per capire dove frequentare la specialistica in Robotica. Alla fine, per tanti motivi, fra cui una profonda amicizia, ha scelto la Svezia e l’università di Stoccolma. E 'lassù', dove non fa ancora così freddo come gli avevano raccontato ma ha comunque avuto modo di assistere alla nevicata del secolo, ha scoperto un mondo che non esita a definire 'paradisiaco'. Però nella vita ci sono sempre dei però: perché, pur essendo partito da sei mesi, di Vercelli inizia a sentire la mancanza. In particolare di una signora, una signora un po’ 'anziana' che, ogni sabato, va in campo con la maglia bianca addosso e insegue un pallone su un campo da calcio. E’ già tornato due volte per vederla. Risultato? Due vittorie, quattro gol fatti e uno subito tanto che, prima di ripartire per Stoccolma, scherza: "Dovrebbero ingaggiarmi come amuleto...". Emilio Marinone è uno dei tanti giovani italiani che sono emigrati per cercare un futuro migliore rispetto a quello che quasi sempre offre il Paese dei (troppi) voucher e dei (tanti) contratti scritti sulla carta del formaggio.

Come ci finisce un vercellese in Svezia?
Per caso. Ti guardi intorno e decidi che è ora di provare a fare un’esperienza all’estero e cerchi quindi di capire che cosa può piacerti di più e dove proseguire il percorso di studi. Nell’estate del 2016 mi sono laureato in ingegneria al Politecnico di Milano, ma nei mesi precedenti mi ero già documentato su diverse università… Siccome volevo restare in Europa, in Europa i quattro migliori atenei in robotica attualmente sono a Zurigo, Delft in Olanda, Copenaghen e, appunto, Stoccolma.

Perché, alla fine, hai scelto Stoccolma?
Per due ragioni. La prima è legata a una profonda amicizia con Alessandro Ferraris, che l’anno scorso studiava in Finlandia e che quest’anno si è trasferito in Svezia e mi ha spiegato i pregi di quei luoghi. La seconda è invece dettata dalla curiosità personale di conoscere questo famoso "mondo scandinavo".

Hai dovuto superare un test d’ingresso?
No, non sono previsti ma con un po’ di mesi di anticipo si devono inviare una lettera motivazionale, due lettere di raccomandazione di professori differenti e il curriculum di studi. La risposta affermativa è arrivata il 28 marzo 2016: attualmente il giorno più bello della mia vita. Ho così concluso la triennale a Milano lo scorso mese di luglio e ad agosto sono finalmente partito per Stoccolma.

Com’è stato il primo impatto?
Paradisiaco.

Addirittura?
Sì, perché sono arrivato in una città stupenda composta da isolotti, case tutte colorate e c’è pure un clima perfetto…
Anche adesso che siamo in inverno?
Pensavo peggio… Fino ad oggi non siamo andati così tanto sotto zero. In compenso ho assistito alla nevicata record degli ultimi cento anni: mezzo metro di neve in sole ventiquattro ore, che hanno paralizzato la città.

L’università invece com’è?
Un mondo diverso da quello che conoscevo, perché è vista come un posto dove si impara, ci si diverte e si condividono dei momenti. E non solo ed esclusivamente un luogo dove si va a "faticare".

Che corso segui?
La laurea specialistica in Robotica e sistemi autonomi.

In che cosa consiste?
Nello studio, nella progettazione e nell’analisi di tutti quei sistemi che funzionano in maniera autonoma, appunto, senza l’intervento dell’essere umano: studiamo i robot mobili, quelli industriali, ma anche veicoli senza conducenti e la domotica.

Il costo della vita è così alto come si racconta?
E’ poco più alto che a Milano, anche se dipende molto dalle spese principali che una persona deve affrontare. I trasporti e alcuni alimenti sono più cari, ma le attività sportive e l’istruzione sono gratuite: tanto è vero che non pago la retta universitaria.

Il mito della precisione è reale o ingigantito?
Ingigantito, perché sono abbastanza precisi durante la settimana, è vero. Ma nel week end sembrano più un paese latino, piuttosto che nordico: per certi versi, addirittura, risultano essere eccessivi. Basti pensare che, per usare un eufemismo, la metropolitana il venerdì e il sabato notte non è proprio pulitissima…

Che cosa ti manca di Vercelli?
La Pro.

Sei già tornato a vederla?
Due volte. La prima ovviamente in occasione del derby con “quelli là” (il Novara, ndr). La seconda, in questi giorni, contro il Frosinone capolista. Due partite, due vittorie, quattro gol fatti e uno solo subìto: quasi, quasi qualcuno dovrebbe pensare di ingaggiarmi come amuleto… Sarebbero così contenti anche i miei amici e la mia famiglia perché di questa città mi mancano, ovviamente, anche loro.

Le prime differenze che hai potuto notare fra Vercelli, Milano e Stoccolma?
Il servizio pubblico: a Vercelli quasi inesistente, nell’hinterland milanese, la patria di Trenord, non così perfetto come “lassù”. E poi. Sulla puntualità fra i treni italiani e quelli svedesi non si può nemmeno iniziare un tentativo di paragone. E ancora: la vita studentesca molto più partecipativa e partecipata. Ad esempio: ci sono molte conferenze e meeting che hanno anche un seguito… nei vari pub presenti all’interno del campus. Ad oggi non ho però potuto ancora apprezzare i benefici di una burocrazia efficiente come mi è stata raccontata.

Un’ultima domanda. E’ vero quello che si racconta: ossia che le ragazze svedesi siano fra le più belle d’Europa?
I luoghi comuni hanno sempre un fondo di verità. Forse è il loro standard che fa la differenza: uno standard, fatto di capelli biondi e occhi azzurri, al quale noi non siamo così abituati. Magari hanno qualche "difetto", ma il mito delle bionde con gli occhi azzurri, unito alla loro propensione all’attività fisica, fa il resto.

Belle tanto quanto il gol di Emmanuello al 95’ contro 'quelli là'?
Non esageriamo…

Matteo Gardelli
2017 - Riproduzione Riservata

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