venerdì

, 15 dicembre 2017

ore 03:50

Vercelli

18-01-2017 09:00

Un vercellese in Madagascar: Gianni Dematteo
Ottava puntata della rubrica dei nostri concittadini che vivono all'estero
 
Tutti abbiamo un sogno nel cassetto. E tutti, giorno dopo giorno, ci ripetiamo che prima o poi diventerà realtà. Ma per quasi tutti, purtroppo, resta (per sempre?) in quel cassetto. Ad ammuffire. A marcire. Per quasi tutti. Perché poi c’è chi, come Gianni Dematteo, un giorno quel cassetto lo apre, quel sogno lo prende in mano e lo trasforma in realtà. Una bellissima realtà. Dal 2003, da quando cioè è andato in pensione, Dematteo si è trasferito in Madagascar: l’isola dall’altra parte del mondo, grossa due volte l’Italia. L’isola scoperta per la prima volta da indonesiani in cui il tempo pare si sia fermato ai tempi “di cowboy e indiani”. L’isola del sole, del cielo blu, del mare cristallino. «Ma è anche una terra - dice oggi Gianni, prima di lasciare Vercelli per tornare proprio in Madagascar - che ti permette di sentirti sempre giovane: perché se sei circondato da ragazzi, ragazzi sorridenti, ecco, vien voglia anche a te di impegnarti sempre e di non assistere al tempo che, inesorabile, passa per tutti».

Come c’è arrivato un vercellese in Madagascar?
Nella mia vita ho sempre viaggiato molto. Poi, nel 1997, ho visitato per la prima volta quelle terre e, quand’è arrivato il momento, ho scelto di andare a vivere laggiù. Perché laggiù è ancora tutto molto selvaggio, dove c’è ancora una vera dimensione umana. Cosa che, purtroppo, in Italia, in Europa non avremo mai più perché è sparita per sempre. In Madagascar si vive ancora come ai tempi dei cowboy e degli indiani. Insomma: per come intendo io la vita, quello era ed è il posto più giusto. Per tanti motivi non me la sentivo più di restare qui a Vercelli e poi io, da sempre, amo la natura: ho sempre trascorso lunghi periodi nella mia baita a Postua, dove andavo fin da bambino a trascorrere le estati insieme a mia nonna.

Quando si è trasferito definitivamente?
Nel 1997, quando, ho visitato il Madagascar per la prima volta, ci sono finito un po’ per caso: perché sono andato a trovare un amico che aveva un negozio di moto. Poi nel 2003 sono andato in pensione e nel 2004 mi sono trasferito definitivamente. In un primo momento ho vissuto in un luogo un po’ isolato: il villaggio più vicino era a tre chilometri. Questo era il mio sogno nel cassetto: vivere su un’isola deserta. D’accordo, la vita mi ha portato in Madagascar, che è grande due volte l’Italia, ma il concetto di base è rimasto. E’ un’isola un po’ fuori dal tempo: quasi tutte le persone, infatti, vanno ancora in giro con il carretto trainato dagli zebù.

Com’è il Madagascar dal punto di vista sociale?
Ci sono diciotto etnie diverse e, più o meno, hanno gli stessi problemi che c’erano da noi tanti anni fa fra Nord e Sud. In Madagascar ci sono quelli dell’altopiano, che sono di origini indonesiane, e le persone che vivono lungo le coste e sono di origini africane. Bisogna essere sinceri: non si vogliono bene, ma convivono per forza di cose. Ci sono stati alcuni problemi negli ultimi anni. Ad esempio, nel 2001, le elezioni si sono concluse con degli scontri anche armati. Ne era uscito vittorioso Ravalomanana ma nel 2009 c’è stato un colpo di Stato guidato da un ragazzo poco più che trentenne che, prima, faceva il dj... Adesso la situazione è ancora un po’ instabile e c’è un grosso problema di corruzione. Senza dimenticare che il Madagascar è uno dei paesi più poveri del mondo.

E dal punto di vista naturale?
La costa est è tropicale. Il centro, la regione dell’altopiano per intenderci, è piovoso mentre dove vivo io è sempre soleggiato e c’è una vegetazione spinosa. Ultimamente il tempo sta cambiando: prima, se durante la stagione delle piogge in tutto il Paese, lì non cadeva neanche una goccia, ora anche noi facciamo i conti con qualche rovescio.

Come sono le persone?
Hanno uno stile di vita molto, molto lento. Vivono alla giornata, non pensano al futuro. La loro filosofia è: tutto oggi e niente domani. Poi non c’è un concetto di famiglia come quello che abbiamo noi, loro hanno famiglie molto, molto allargate.

Altre curiosità?
Non ci sono strade asfaltate. Ce ne sarebbe una che collega la capitale Antananarivo al sud, ma è un autentico disastro perché non fanno mai manutenzione. Dove vivo io può capitare che su 125 chilometri da percorrere ce ne siano solo 40 asfaltati. Poi, in questi ultimi anni, il Madagascar si è aperto dal punto di vista economico: la fauna ittica sta scomparendo perché stanno pescando qualsiasi cosa pur di esportare. E la Cina, poco alla volta, sta invadendo il mercato.

Cosa le manca di Vercelli?
Io sono nato e cresciuto lì, mio papà era vercellese e mia mamma di Desana. Però mi sono sempre sentito di Postua, dove trascorrevo le vacanze con mia nonna e mi divertivo moltissimo.

Torna spesso?
Una volta all’anno, se riesco.

Come trova Vercelli?
Una città... morta. In questi giorni ho visto molto degrado. Sono andato in via Galileo Ferraris, ad esempio, e ho trovato tutto chiuso. Corso Marcello Prestinari l’ho trovato molto sporco. E ho notato tanta gente, fuori dai supermercati, sempre stravaccata che beve birra o vino...

Matteo Gardelli
2017 - Riproduzione Riservata

Su La Sesia di venerdì 20 gennaio saremo in Norvegia per scoprire la storia di Demetrio Scopelliti


Crpwebtg

alla redazione proponi ...

I campi contrassegnati con (*) sono obbligatori.

I campi contrassegnati con (*) sono obbligatori.

Copyright © 2017 La Sesia S.r.l. via Quintino Sella 30, 13100 Vercelli
Reg. Imprese VC C.F. 00146700026 - P.IVA IT 00146700026 - R.E.A. VC44243 - C.S. euro 130.000,00 i.v.