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ore 03:50

Vercelli

09-02-2017 09:56

Un vercellese a Ginevra: Federico Regis
Undicesima puntata della rubrica dei nostri concittadini che vivono all'estero
 
P​rima gli studi in ingegneria, poi quel contratto di un anno al Cern che gli ha cambiato la vita. Vuoi perché non capita tutti i giorni (e soprattutto non capita a tutti) di poter lavorare per l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare, vuoi perché a Ginevra non si è fermato solamente dodici mesi. Anzi. Oggi vive ancora nella seconda città più popolata della Svizzera e ha addirittura cambiato lavoro: dal Cern è passato alla Rolex, indiscutibilmente la più famosa marca di orologi di lusso. Nella 'sua' Vercelli torna spesso, è vero, ma a Federico Regis, più di tutto, mancano sempre le “risaie appena riempite d’acqua” che definisce uno spettacolo impagabile.

Che cosa ci fa un vercellese a Ginevra?
Ci lavora, dopo essere arrivato nel 2005, con un contratto di dodici mesi al Cern: l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare. In teoria mi sarei dovuto fermare per poco ma quasi dodici anni proprio pochi non sono... Dopo sei al Cern, nel 2011, ho avuto la possibilità di entrare in Rolex. Qui mi occupo di gestire progetti nel campo della simulazione numerica dei componenti degli orologi.

Come si arriva al Cerm?
Alla fine degli studi in Ingegneria Meccanica, ho ottenuto una borsa di studio di due anni, finanziata dall’Asp, Associazione per lo Sviluppo Scientifico e Tecnologico del Piemonte.

E di che cosa si occupava?
Al Cern ho lavorato per cinque anni nel dipartimento dello sviluppo di  magneti superconduttori impiegati negli acceleratori di particelle, nel campo della fisica delle alte energie. Ho conseguito, nel frattempo, un dottorato di ricerca in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Torino. Mi occupavo principalmente di fare studi sull’interazione campo magnetico-struttura, utilizzando programmi di analisi numerica. L’ultimo anno al Cern l’ho passato nel Dipartimento dello sviluppo di strutture atte ad assorbire l’energia d’impatto di un fascio di particelle utilizzato all’interno degli acceleratori, una volta che questo cessa di avere un’utilità di misura.

Nello specifico, in che cosa consiste, invece, il suo lavoro in Rolex?
Ho iniziato ad occuparmi dell’analisi strutturale dei componenti dell’orologio, fatta esclusione del movimento, sempre attraverso programmi di analisi numerica. Attualmente ricopro la funzione di capo progetto su diverse tematiche: dallo sviluppo di nuovi prodotti, a progetti di innovazione, fino allo sviluppo di metodologie di lavoro inter-dipartimentali.

Com’è stato il primo impatto con una realtà che in tanti descrivono come completamente diversa rispetto a quella italiana?
E’ stato quello di trovarsi in una dimensione effettivamente diversa in cui abitudini, cultura, modo di vivere si discosta da quello a cui ero abituato. Un nutrito gruppo di amici italiani ha addolcito comunque l’inserimento. Nel corso degli anni sono riuscito a integrarmi sia in un contesto internazionale che in un contesto locale senza particolari difficoltà. Anzi. Pur essendo relativamente piccola, grazie alla presenza di un consistente numero di stranieri, Ginevra offre un orizzonte internazionale molto poco svizzero, ma davvero stimolante.

Quali sono le maggiori differenze fra la Svizzera e l’Italia?
Ginevra, a detta di chi abita altrove e l’ha vista e visitata, non è propriamente svizzera. Però alcune caratteristiche elvetiche sono evidenti: il rispetto delle regole, la pulizia, il livello dei servizi. Luoghi comuni che hanno comunque ragione di essere. Anni fa peccava della mancanza di una vita notturna degna di questo nome. Oramai non è più cosi. Un altro grosso vantaggio? La vicinanza dell’Italia.

Quand’è stata l’ultima volta che è venuto a Vercelli e come l’ha trovata?
Vengo a Vercelli abbastanza regolarmente, ma passo quasi tutto il tempo in famiglia a godermi i nipoti. Quando esco la sera, frequento i posti di sempre perché mi piace ritrovare vecchi amici. La città mi sembra sia rifiorita dopo gli interventi architettonici, come quelli al parcheggio dell’ex ospedale. Guardo sempre con un po’ di nostalgia i vecchi locali, dove ho studiato ingegneria. Se mi è concessa un po’ di polemica...

Certo.
Avrei preferito non essere costretto ad andare a nuotare a Novara, l’ultima volta che sono venuto in città.

Cosa le manca soprattutto di Vercelli?
Le risaie appena riempite d’acqua. Uno spettacolo impagabile.

Quale suggerimento farebbe agli amministratori cittadini per migliorare la città?
Aprite la piscina. O chiedete a Decathlon di smettere di vendere costumi da bagno.

Matteo Gardelli
2017 - Riproduzione Riservata

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