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, 15 dicembre 2017

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Vercelli

15-02-2017 09:29

Un vercellese ad Abu Dhabi: Luca Zuccaretti
Dodicesima puntata della rubrica dei nostri concittadini che vivono all'estero
 
U​​no più 'vercellese nel mondo' di lui, per ora, è difficile scovarlo. Viaggia da Seoul a San Paolo, da Melbourne a Los Angeles, da Ginevra a New York. E vive ad Abu Dhabi. Luca Zuccaretti, 29 anni, è un cuoco per i passeggeri della First Class di Etihad: il colosso dei cieli degli Emirati Arabi. Nonostante questo suo continuo e incessante girovagare per il mondo, si è legato in particolare a due città: Vercelli dov’è cresciuto e "dove ho lasciato la Pro, la famiglia, gli amici". Poi San Paolo del Brasile: "Dove c’è allegria, buon cibo e la mia leggenda: Ayrton Senna, non un semplice sportivo, non un semplice pilota di Formula 1".

Cosa ci fa un vercellese ad Abu Dhabi?
Ci capita per caso, grazie ad un banner pubblicitario di Etihad Airways per la ricerca di "Chefs and F&B Managers" su un sito specializzato per cuochi. Era l’agosto 2014. Ho subito mandato il mio curriculum, mi hanno convocato per le selezioni il 29 settembre a Roma e il 16 novembre sono partito per Abu Dhabi. Lavoro per Etihad Airways come In-Flight Chef, mi prendo cura degli ospiti della First Class: cucino per loro e mi occupo di ogni particolare della loro esperienza a bordo.

Che tipo di cibo si può cucinare su un aereo? Lo spazio non sembra proprio quello di una cucina professionale...
Sicuramente non è quella di un ristorante... Ai miei ospiti cucino comunque di tutto: dalla pasta, al risotto, dal filetto al caviale fino all’aragosta. Abbiamo una carta molto varia, alla quale vanno poi aggiunte le mie creazioni del giorno. Anzi... meglio dire: del volo.

Da come parla, ha fatto l’alberghiero, giusto?
Sì, al "Mario Soldati" di Gattinara. Mi sono diplomato nel 2007 e ho avuto l’opportunità di vincere la medaglia d’argento al concorso internazionale di cucina per scuole alberghiere nel 2006 a Killarney in Irlanda.
Parlava di viaggi. Come ci si abitua a un continuo cambio di fuso?
In realtà non ci si abitua mai! Personalmente, seguo il mio corpo e quello che mi dice, quello che mi "chiede": indipendentemente dall’ora del giorno.

La tratta più 'assurda'?
Da Abu Dhabi a Los Angeles: 17 ore no stop. Si rischia di diventare claustrofobici.

Ma lavora per tutte quelle ore consecutivamente?
No, ovviamente. Abbiamo un periodo di riposo nel quale andiamo a dormire (o comunque ci riposiamo) in un comparto apposito per l’equipaggio. Ma le 17 ore di volo di un passeggero sono circa diciannove, venti ore di lavoro per l’equipaggio.

La richiesta più assurda di cibo che ha ricevuto?
Paradossalmente sono i clienti che volano in Economy Class a fare le richieste più strane. In First Class, i miei ospiti si fidano ciecamente di me. Oppure sono viaggiatori frequenti, quindi già abituati... In ogni caso dipende molto dalla tratta. Ad esempio: gli americani adorano richiedere il 'surf&turf': la carne servita con il pesce. E devo ammettere che non è poi così male...

Si ricorda il primo volo? E che emozioni ha provato?
E come scordarlo: Ginevra! Prima di operare in un volo da soli, ne vengono sempre fatti un paio per ambientarsi e capire come funzionano le cose nella realtà. In ogni caso, ricordo che non riuscii a dormire la notte prima e che a bordo, all’inizio, mi sentivo davvero come in una vasca di piranha. Ma l’equipaggio fu fantastico e mi diede una grandissima mano.

La tratta a cui è più 'legato'?
San Paolo. Gente sorridente, cibo buono, graffiti, Brasile. E Ayrton Senna su tutto questo. Altre città che mi piacciono sono Seul, New York e Melbourne. Delusissimo invece da Singapore e Los Angeles.

Come mai Ayrton Senna... su tutto questo?
E’ il mio mito, la mia leggenda. Grande pilota, grande uomo. Ho imparato a leggere sulla Gazzetta dello Sport e i miei genitori mi spiegavano delle sue vittorie. Da piccolo scorrazzavo tra i tavoli della Partenope facendo finta di essere Ayrton. Ho pianto il giorno che è morto. Ce l’ho tatuato sul braccio. E, nel mio piccolo, aiuto la sua Fondazione a San Paolo che cerca di aiutare soprattutto i bambini bisognosi (secondo le ultime stime, segue quasi cinquecentomila bimbi in tutto il Brasile, ndr).

Con tutto questo girovagare ci stavamo dimenticando di due città: Abu Dhabi dove vive e Vercelli dov’è cresciuto. Com’è la vita ad Abu Dhabi?
Alla fine ad Abu Dhabi ci sto al massimo otto, dieci giorni al mese di cui almeno due o tre sono di riposo completo. La vita qui scorre tranquilla: ho i miei amici, si va in spiaggia praticamente tutto l’anno, si fanno feste e si esce. Ma l’Italia è un’altra cosa.

Cosa le manca dell’Italia?
Vercelli. E’ casa, amici e famiglia. Mi ha cresciuto e non la cambierei per nulla al mondo. Quando si sceglie di vivere all’estero, si accettano le condizioni del Paese che ti “ospita”.

Tre cose che, più di altre, le mancano di Vercelli?
La Pro. Gli amici. Tutto.

Matteo Gardelli
2017 - Riproduzione Riservata

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