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ore 03:49

Vercelli

08-03-2017 10:34

Un vercellese in Sud Africa: Antonio Varalda
Quindicesima puntata della nostra rubrica sui concittadini che vivono all'estero
 
'Soliding doors'. Si può tranquillamente utilizzare il titolo del celebre film del 1998 di Peter Howitt con Gwyneth Paltrow, nei panni di Helen Quilley, per iniziare a raccontare la storia del cavalier Antonio Varalda. Originario della Bassa vercellese, dopo una brillante carriera scolastica, la sua vita cambia in seguito al casuale incontro con un vecchio amico. Perché da quel momento, che affonda le radici quasi cinquant’anni fa, il suo destino si lega per sempre 'a doppia mandata' con una terra lontana: il Sud Africa.

Cosa ci fa un vercellese dall’altra parte del mondo?
Tante, davvero tante cose. Ci sono arrivato per caso, per colpa di uno di quegli incontri che, per davvero, ti cambiano la vita. Era il 1970. A Chiavari incontrai un amico che conoscevo fin dai tempi della scuola allievi della Fiat: Bruno Ivaldi. In quegli anni era ispettore per l’azienda torinese proprio in Sud Africa: viste le mie conoscenze tecniche, mi chiese e poi nel 1971 mi convinse a trasferirmi qui per iniziare a lavorare nelle officine meccaniche (Gear Concerne) della famiglia Molgora. Grazie a quell’impiego, ottenni la residenza permanente in questo Stato.

Ha parlato di 'conoscenze tecniche': che percorso di studi ha seguito?
Ho frequentato le scuole elementari a Costanzana, poi ad Alessandria ho seguito per tre anni le lezioni nel collegio Don Orione e, infine, altri tre anni di corso di avviamento professionale. Nel 1950 sono stato assunto alla scuola allievi della Fiat che, all’epoca, era la scuola più qualificata all’insegnamento di ingegneria meccanica. Dopo aver concluso il mio percorso di studi, sono stato impiegato alla 'Fiat aviazione'. Nel 1963, poi, sono stato promosso a capo squadra nello stabilimento dell’Iveco. Ma dopo 7 mesi, ho lasciato quell’impiego perché mi sono aggiudicato l’agenzia delle macchine da cucire Singer dove si vendevano anche elettrodomestici. E mi trasferii a Chiavari... Lo vede? Era destino.

Torniamo in Sud Africa, allora. Cos’è successo dopo il 1971?
Sono entrato come impiegato alla Technomachinery, a Johannesburg, poi nel 1976 ne sono diventato il proprietario insieme ad altri quattro soci. Otto anni dopo, era il 1984, ho acquistato la Technomachinery da Ronnie Price che l’aveva rilevata nel 1981. Poi, nel 1990, insieme ad un socio, ho comprato la 'Laser Cut Varios': la prima officina in Sud Africa che taglia l’acciaio con il laser. Ma, attenzione, in Sud Africa non lavoro e basta...

No?
No, assolutamente. Nel 1981, ad esempio, sono diventato vice presidente del club italiano a Bedfordview. Una carica per la quale mi sono impegnato a curare tutte le attività sportive che si svolgono nel club: come il calcio, ovviamente, ma anche l’hockey su prato, il tennis, il bowling e le bocce. Nel 1985 ho vinto le elezioni per il Comites e ne sono diventato, e rimasto per ben 11 anni, presidente. Un traguardo imporante che, in quegli anni, siamo riusciti a tagliare, è stata la realizzazione, nel 1989, del primo asilo italiano in Sud Africa. Poi nel 1988 sono stato designato a rappresentare la Comunità Italiana di tutta l’Africa alla conferenza che si era svolta a Roma.

Mica male come riconoscimento...
Infatti. Ma, come dicevo, oltre a lavorare ho sempre cercato di impegnarmi anche in altre attività. Tra l’altro, nel 1989, ho collaborato con Merigliani alla realizzazione di Miss Italia nel Mondo e ricordo, ancora oggi con orgoglio, che la prima vincitrice fu proprio la 'sudafricana' Barbara Bernardi.

Lei è anche cavaliere della Repubblica...
Sì, esatto. Ho ricevuto quest’onorificenza nel 1993 dall’ambasciatore Bruno Cabras proprio per la mia attività nella comunità italiana. Nel 1994 ho anche assemblato lo studio televisivo 'Video Techique' con il quale ho iniziato la produzione del palinsesto 'Canale Italiano', trasmesso dalla Sabc e poi da Mnet su tutto il territorio sudafricano e anche in alcuni paesi limitrofi. La trasmissione riporta le notizie degli eventi nella nostra comunità e anche un telegiornale italiano: l’ho vista come uno scopo comunitario ed è stata a mie spese.

Una passione per la televisione, insomma.
Diciamo di sì, una passione che ho sempre cercato di mettere al servizio degli altri. Nel 2007, ad esempio, in occasione delle celebrazioni per i 30 anni dalla fondazione dell’Associazione Piemontese in Sud Africa, ho anche montato un video di 28 minuti dal titolo: 'I Piemontesi in Sud Africa dal 1668 al 2007'. Sempre in quell’anno ho raccolto fondi e materiali per la costruzione della nuova casa di riposo per gli anziani della Comunità. Ricordo ancora con piacere che, insieme alla fotografa Lella Beretta, ho curato e realizzato una mostra che abbiamo presentato a Johannesburg, Pretoria, Durban e Città del Capo. Quelle fotografie, grazie sempre a Lella Beretta, sono poi state vendute proprio per la raccolta fondi della nuova Casa Serena.

Ma lei si ferma mai?
Tutti i giorni, per un’ora, frequento un caffè dove mi riunisco con molti connazionali e cerchiamo di risolvere tutti i problemi del mondo.

Quand’è stato l’ultima volta a Vercelli?
Due anni fa. Essendo un grande appassionato di fotografia, l’ho girata con la mia 'macchina' e ho cercato di fotografare i posti più belli: non dimentichiamoci che è una città bellissima con le sue piazze, i suoi campanili e i suoi vicoli nel centro storico.

Matteo Gardelli
2017 - Riproduzione Riservata

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