venerdì

, 15 dicembre 2017

ore 03:49

Vercelli

16-03-2017 09:00

Una vercellese a Berna: Chiara Messina
Sedicesima puntata della rubrica dei nostri concittadini che vivono all'estero
 
C​​ome ti cambio la vita con un click. Si potrebbe intitolare così la storia di Chiara Messina. Dopo anni di lavoro come traduttrice libera professionista, una sera ha digitato su Google una particolare ricerca di lavoro e... E ora lavora per i Servizi Linguistici Centrali della Cancelleria della Svizzera a Berna. Il suo impatto con una realtà così vicina a livello geografico, ma così lontana a livello di 'stile di vita', è stato traumatico. Nonostante questo "il mondo del lavoro svizzero offre delle condizioni oggi impensabili in Italia". Chiara torna spesso in città, ma non è quella che ha lasciato. Ecco perché "ai vercellesi, toglierei una sola cosa: la mania di denigrare la propria città".

Che cosa ci fa e perché ci è finita una vercellese a Berna?
Per diversi anni ho lavorato come traduttrice libera professionista e docente a contratto alle università di Milano e Genova. Poi, a un certo punto, ho sentito l’esigenza di una maggiore stabilità e mi sono messa a cercare un posto di lavoro a tempo indeterminato. Ho digitato su Google 'terminologia, traduzione, tedesco, indeterminato' e mi è uscito un bando della Cancelleria Federale Svizzera. Detto, fatto: mi sono candidata, ho fatto il colloquio e due giorni dopo sono stata assunta. A Berna faccio la terminologa: lavoro per i Servizi Linguistici Centrali della Cancelleria, che è lo stato maggiore del governo elvetico. In Svizzera si legifera in tedesco, francese e italiano. Il mio compito, per tanto, è contribuire a trovare gli equivalenti corretti in italiano (con un occhio anche al tedesco, al francese, all’inglese e al romancio) e assicurare la qualità della terminologia giuridica. Come dipendente lavoro part-time al 50 per cento, nel restante 50 per cento continuo a fare la traduttrice free-lance.

Qual è stato il percorso di studi che l’ha condotta fino a questo punto?
Dopo la laurea triennale in Mediazione linguistica a Vercelli e la specialistica in Traduzione, a Genova, ho conseguito un dottorato di ricerca europeo in Terminologia e sociolinguistica in cotutela con l’Università di Vienna. Poi, per compensare il rigore del mio lavoro, mi sono data a cose più creative: storytelling, traduzione letteraria, cucito, disegno...

Com’è stato il primo impatto con una realtà che molti descrivono come completamente diversa rispetto a quella italiana?
Traumatico! Ho vissuto diversi anni a Vienna, dove mi sono trovata benissimo e credevo che la vita in Svizzera non fosse molto diversa. Mi sbagliavo. Ancora oggi, dopo quasi sei anni all’ombra dell’Eiger, ci sono tante cose a cui proprio non riesco ad adattarmi: il dialetto bernese, incomprensibile persino ai tedeschi; la mania di voler programmare con piani quinquennali la vita privata (per organizzare una cena bisogna fare un Doodle in anticipo di almeno tre settimane); gli orari dei pasti (si entra in ufficio prima delle otto, la pausa si fa alle nove, si pranza alle 12 quando è tardi e la cena... lasciamo stare); poter buttare la carta solo due volte al mese e rigorosamente impacchettata con lo spago in formato A4; l’assicurazione sanitaria, per cui 'butto via' più o meno 350 euro al mese e la fatturazione a minuto del medico. Ma soprattutto, a irritarmi, è la frequente sensazione che il mondo finisca al confine del Cantone... D’altro canto, il mondo del lavoro svizzero offre delle condizioni oggi impensabili in Italia quindi le difficoltà sul privato si compensano con i vantaggi nella vita professionale.

Quali sono le condizioni impensabili?
Per quanto riguarda il mio settore, la maggior parte dei traduttori, in Italia, lavora come free-lance e le tariffe sono sempre un punto dolente. In Svizzera, Paese multilingue, i traduttori hanno molte possibilità come dipendenti e il tempo indeterminato non è un sogno irrealizzabile. Naturalmente, indeterminato significa 'finché fai bene il tuo lavoro', come è giusto che sia. In generale, è un mercato del lavoro in cui si può pensare di licenziarsi per trovare di meglio, se si hanno le qualifiche, e in cui molti smettono di lavorare, per un anno, per fare il giro del mondo, certi di trovare un impiego al ritorno. Poi, in questi anni, ho imparato lo svizzero tedesco. Ho tradotto dei manuali di sci per Swiss Snowsports, che è collegata all’Ufficio Federale. Oltre al compenso, mi hanno ringraziata facendomi partecipare all’apertura della stagione di allenamenti sul Plateau Rosa, a Zermatt. Insomma: ero l’unica con gli sci ai piedi che non aveva mai messo al collo una medaglia Fis. E’ stata  davvero un’emozione!

Quand’è stata l’ultima volta che è venuta a Vercelli e come l’ha trovata?
Lavorando part-time ed essendo abbastanza vicina a casa ho la fortuna di poter tornare spesso. Vercelli è migliorata moltissimo per tanti aspetti (che bella la nuova biblioteca!). Devo però dire che, per quanto riguarda l’atmosfera, da un po’ di tempo a questa parte la trovo 'sagrinata'. Ma credo sia un problema di tutto lo Stivale...

Quali sono gli aspetti che le portano a dire che Vercelli è 'sagrinata'?
Ad esempio il fatto che mi sento sempre dire 'beata te che sei all’estero' o altri piccoli segnali di malcontento. Un altro segnale preoccupante è che è molto aumentato il livello di aggressività delle persone: per citare solo un esempio, mi è capitato di essere insultata da un automobilista che ha tentato di sorpassarmi sulla destra mentre, dopo aver messo la freccia, entravo in un regolare parcheggio. Sono rimasta di stucco.

Tre cose che le mancano di Vercelli e tre cose che invece vorrebbe 'togliere' a Vercelli.
Oltre alla famiglia, naturalmente, mi mancano la nebbia e la sensazione di protezione che ti dà quando ci cammini dentro in inverno, sotto la luce fioca dei lampioni. E poi: la pianura e il fatto di poter andare in bicicletta senza 'sbanfone'. La Vercelli che ho lasciato parecchi anni fa e che oggi non esiste più: molti dei miei amici sono all’estero, come me, e per vederci non basta più citofonare. A Vercelli, anzi ai vercellesi, toglierei una sola cosa: la mania di denigrare la propria città. Provate a lasciarla, vedrete quanto vi mancherà...

A settembre qui aprirà il colosso Amazon che darà lavoro a 600 persone: vista da fuori come giudica e commenta la notizia?
Il fatto che si generino dei posti di lavoro mi sembra sicuramente positivo. Mi sembra anche essere una conferma della posizione logisticamente privilegiata della nostra città. Sarebbe bello, però, se Vercelli acquisisse un ruolo strategico anche in altri settori economici e culturali, perché le premesse ci sono tutte. Tra l’altro, Vercelli ha un potenziale altissimo per quanto riguarda la qualità della vita per dimensioni, conformazione e servizi, e credo che questo sia un notevole vantaggio competitivo.

Matteo Gardelli
2017 - Riproduzione Riservata

Su La Sesia in edicola venerdì 17 marzo saremo a Parigi per scoprire la storia di Chiara Ressico.


Crpwebtg

alla redazione proponi ...

I campi contrassegnati con (*) sono obbligatori.

I campi contrassegnati con (*) sono obbligatori.

Copyright © 2017 La Sesia S.r.l. via Quintino Sella 30, 13100 Vercelli
Reg. Imprese VC C.F. 00146700026 - P.IVA IT 00146700026 - R.E.A. VC44243 - C.S. euro 130.000,00 i.v.