venerdì

, 15 dicembre 2017

ore 03:50

Vercelli

20-04-2017 10:05

Una vercellese a Parigi: Chiara Ressico
Diciassettesima puntata della nostra rubrica dei concittadini che vivono all'estero
 
​​​​"Ci sono solo due posti al mondo dove possiamo vivere felicemente: a casa e a Parigi”. L’aforisma di Ernest Hemingway sembra calzare a pennello per la storia di Chiara Ressico: la vercellese che, da più di dieci anni, vive nella Ville Lumière ma che, al contempo, torna spesso nella sua città d’orgine. Fra il lavoro in banca, l’impegno in due cori, l’attività in un’associazione destinata ai turisti, sembra poi che vada bene anche la frase di un famoso film: “Parigi non è fatta per cambiare aerei... è fatta per cambiare vita!”.

Che cosa ci fa e perché ci è finita una vercellese in Francia?
Lavoro da più di 10 anni in una banca internazionale e da due alla direzione dei rischi sovrani, dipartimento in cui posso utilizzare tutte le lingue che conosco (italiano, francese, inglese e spagnolo). Il mio ruolo é approvare o meno le richieste dei vari dipartimenti della banca di concedere prestiti, accettare garanzie o trattare dei prodotti strutturati con gli Stati. Le entità che seguo sono i Governi e le banche centrali che appartengono agli stati sviluppati (Francia, Regno Unito, Germania, Belgio, Lussemburgo, Stati Uniti, Canada, Singapore, Australia, Nuova Zelanda...). In parallelo sono iscritta al terzo ciclo di pianoforte classico al conservatorio e canto in due cori, quello della banca, con il quale avrò un concerto a maggio a favore di un’associazione che si occupa di bambini con la sindrome di Down, e uno al conservatorio. Inoltre, sono guida turistica per un’associazione che si chiama “Parisien d’un jour” il cui scopo é quello di far scoprire ai turisti la Parigi che viviamo e amiamo.

Come è arrivata a Parigi?
Tramite Almalaurea ho ricevuto la proposta di candidarmi per uno stage all’estero con il “Master dei Talenti”, organizzato e finanziato dalla Fondazione Crt. Ne avevo scelti 3: due a Londra e uno, appunto, a Parigi che poi ho individuato come meta. Lo stage doveva durare un anno, ma dopo sette mesi sono stata assunta a tempo indeterminato.

Com’è stato il primo impatto con la realtà di una delle città più grandi del mondo?
Non semplice. La città é grande e quando si arriva, non avendo contatti, ci si può rapidamente sentire soli. Per fortuna il mio responsabile di stage mi ha aiutato molto. Poi grazie anche ai corsi di spagnolo che ho iniziato a seguire, ho cominciato a farmi degli amici. E le possibilità a Parigi sono infinite: concerti, ristoranti di ogni tipo e per ogni gusto, teatro, mostre, musei...

Quali sono quindi le maggiori differenze fra la Francia e l’Italia?
Domanda difficile... Inizio con i punti positivi a favore della Francia: la cultura è presa veramente in considerazione, c’è un sistema di mecenatismo che funziona bene. Ad esempio: la banca per la quale lavoro è mecenate dell’orchestre des Siècles e di una sala da concerti: la Philharmonie de Paris. In quest’ambito hanno sviluppato un progetto comune “Playing for...” che mi ha permesso di far parte del coro e cantare alla Salle Pleyel. Un’altra enorme differenza è il sistema sanitario: in Francia è ben organizzato. Una volta ho prenotato un esame medico, chiedendo di poterlo fare durante la pausa pranzo. La segretaria del centro esami era veramente dispiaciuta quando mi ha detto che non poteva farlo prima della settimana successiva, come se fosse un lasso di tempo veramente lungo. Recentemente ho dovuto farmi fare un tutore per una tendinite al polso sinistro, fatto su misura dal kinesiterapeuta: costo 94 euro, di cui 93.4 euro rimborsati dalla sécurité sociale. Nonostante siamo “vicini di casa” ci sono delle differenze culturali enormi.

Ad esempio?
La “bise”. In Francia è quasi un’istituzione: ci si trova tra amici, ci si fa la bise (i baci sulle guance) obbligatoriamente. Il numero dipende dalle regioni (2,3, 4 o anche di più) e anche da quale guancia si comincia dipende dalle regioni. Incontri qualcuno per la prima volta (al di fuori del contesto professionale)? Si fa la bise. Conosci la famiglia del tuo compagno/a? Si fa la bise. Alla fine della serata? Si fa la bise.

A livello di studio?
I titoli hanno un altro valore. Ad esempio: in Italia, per poter avere il titolo di ingegnere, bisogna aver fatto un Politecnico o una facoltà di Ingegneria e passato l’esame di stato. In Francia, ingegnere è semplicemente un’indicazione di ruolo al lavoro. Si può essere “ingegnere prodotti strutturati” pur avendo il diploma di una scuola di commercio. E poi. La moda è un settore che ha molta importanza ma, detto da italiana, i francesi fanno delle cose che non sarebbero mai accettate da noi come i calzini corti per gli uomini.

Che “clima” si respira in Francia a pochi giorni da un voto che potrebbe sconvolgere l’intero assetto europeo?
Tra i non francesi è piuttosto incerto: non sappiamo se essere sollevati perché non dobbiamo scegliere o inquieti perché non avremo modo di dire la nostra. Insomma: incrociamo le dita sperando che i francesi prendano la strada migliore. Se si dà retta ai sondaggi, che danno vincente al primo turno Marine Le Pen, direi che il clima è piuttosto simile a quello che ha portato gli americani a eleggere Trump. Un clima di diffidenza, sfiducia nei confronti del sistema e un sentimento anti-europeo e anti-euro. Altri sondaggi danno come vincente al primo turno Emmanuel Macron, che rappresenta piuttosto una sinistra liberale e pro-sistema. Di sicuro si tratta delle elezioni più interessanti da anni a questa parte. Il punto sarà vedere se i vari scandali (Fillon o Le Pen con gli impieghi fittizi in particolare) giocheranno un ruolo o no al momento della scelta.

Vercelli è balzata sugli altari della cronaca per l’arrivo di Amazon. Ma la città si divide: c’è chi accusa Amazon di imporre turni massacranti, chi vede l’arrivo del colosso americano come l’ultima possibilità di rilancio per la città. Cosa ne pensa?
Non sono sicura che l’arrivo di Amazon sia l’ultima possibilità di rilancio per Vercelli. La città ha molti atout (carte, ndr) che dovrebbe/potrebbe sfruttare di più, ma può essere positivo se porterà a più opportunità di lavoro. Ho anche sentito dire che Amazon potrà togliere lavoro ai negozi “tradizionali”, ma non penso che il suo arrivo porti a un aumento degli acquisti online dei vercellesi.

Tre cose che le mancano di Vercelli e tre cose che invece vorrebbe “togliere” a Vercelli...
Io rientro regolarmente, però mi mancano le piccole abitudini quotidiane che a Parigi non posso avere o per mancanza di tempo o per mancanza di “materia prima”: come un buon caffè al bar (a Parigi sono extra cari e quando va bene sono acqua sporca…) o un aperitivo degno di questo nome. Per quanto riguarda le cose da togliere, a parte i moscerini, non me ne vengono in mente. Avrei piuttosto voglia di aggiungere qualcosa: Vercelli è una bella città, con un patrimonio artistico e culturale enorme (basta pensare al concorso internazionale Viotti, che persino la mia professoressa di pianoforte del conservatorio conosce) e mi piacerebbe tanto che fosse valorizzato come merita...

Matteo Gardelli
2017 - Riproduzione Riservata

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