venerdì

, 15 dicembre 2017

ore 03:50

Vercelli

07-06-2017 10:23

Un vercellese in Giappone: Vittorio Cafasso
Diciannovesima puntata della rubrica sui vercellesi che vivono all'estero
 
"Alla fine, l'Arte Marziale deve esprimere onestamente se stessi?".

Questo aforisma sembra disegnato a pennello per Vittorio Cafasso: originario di Pertengo, grazie alla sua passione per le arti marziali, che nasce quando aveva solamente tre anni, vive ormai da molto tempo a Tokyo in Giappone. Il suo non è stato un viaggio che l'ha portato solo ed esclusivamente a vivere dall'altra parte del mondo, ma è stato un viaggio che, giorno dopo giorno, segna ancora le sue giornate con cadenza regolare. Perché, con lo scorrere del tempo, Vittorio si è appassionato a tutto lo sconfinato mondo di queste discipline che affondano le loro radici in millenni di storia.

Che cosa ci fa un vercellese in Giappone?
Si allena in diverse arti marziali.

Quando inizia questa sua passione? Qual è in particolare la sua specialità?
Inizia molto, molto presto. Avevo poco più di tre anni: ho cominciato con il karate e più precisamente con lo stile 'Shotokan'. Da subito ho gareggiato in Italia ma, in seguito ad alcuni problemi familiari, all'età di 14 anni ho sentito il bisogno di cambiare... Ho quindi intrapreso la strada dell'Aikido: un'arte marziale tradizionale che ha cambiato la mia vita, tanto da portarmi in Giappone a 19 anni. E' un arte marziale tradizionale: la mentalità è molto rigida e, specialmente nel primo periodo giapponese, l'ho rispettata in pieno. Successivamente ho avuto la fortuna di avere due istruttori di Aikido dotati anche di grande 'flessibilità': mi hanno fatto scoprire questa disciplina sotto un punto di vista completamente differente. Questa nuova prospettiva mi ha poi portato a incontrare un altro personaggio molto particolare: Akuzawa Minoru. Si può dire che è una figura completamente diversa da quelle che avevo incrociato, lungo il mio percorso, fino a quel momento.

Cos'è successo allora?
Questo incontro mi ha spinto a cambiare nuovamente la visione delle arti marziali e quindi a muovermi verso il mondo del Brazilian Jiu Jitsu e delle arti marziali miste. Nonostante abbia ottenuto buoni risultati, il mio obiettivo non è assolutamente quello di essere un campione... Non sono molto interessato alle competizioni, ma trovo interessante fondere insieme le arti marziali tradizionali con quelle moderne per una migliore comprensione del tutto. Purtroppo, l'argomento e troppo vasto e risulta difficile riportare tutto in un'intervista...

Quali sono le grandi differenze fra l'Italia e un Paese così lontano geograficamente, la cui cultura affascina il mondo intero?
Sono tantissime. Si può dire, davvero, che sono due mondi completamente diversi. Anche dopo diversi anni, è difficile abituarsi specialmente alla 'rigidità mentale'. Quest'ultima la apprezzo molto per gli allenamenti, un po' meno quando c'è da relazionarsi con gli altri.

In che città vive?
Sono sempre stato a Tokyo, più precisamente nel quartiere di Shinjuku.

Come si adatta una persona che arriva da una realtà comunque piccola come quella vercellese a una delle metropoli più grandi del mondo?
Si immagini che non arrivo neanche da Vercelli, ma da Pertengo. Quindi, ovviamente, all'inizio è stato un vero e proprio choc perché, molto probabilmente, tutte le persone del mio paese potrebbero 'vivere' tutte insieme in un palazzo qualsiasi di Tokyo... Cosa mi ha colpito di più? Due cose: una in positivo, l'altra in negativo. Di positivo c'è l'assoluta dedizione al lavoro, qualunque esso sia: dal più umile al più prestigioso. In negativo, purtroppo, c'è che non si saprà mai cosa pensa veramente di te un giapponese. Esiste infatti un detto molto famoso: 'Siamo giapponesi noi abbiamo tre facce. La prima è quella che mostriamo alla società ovvero al lavoro o con persone che conosciamo più o meno. La seconda faccia è quella che mostriamo alla nostra famiglia e ai nostri amici più cari. E la terza è quella reale, ma non la faremo vedere a nessuno se non a noi stessi'.

Come è strutturata una sua giornata tipo?
I miei allenamenti sono abbastanza uniformi: al mattino due ore di Aikido, al pomeriggio tre ore di Brazilian Jiu Jitsu. Infine alla sera due ore di arti marziali miste. Ultimamente mi sto focalizzando sul pugilato e non trascuro la palestra.

Quand'è stata l'ultima volta che è tornato a casa e che differenze ha trovato?
Mi è difficile rispondere: torno in Italia ogni sei mesi per circa due settimane e, quindi, non vedo molte differenze.

Matteo Gardelli
2017 - Riproduzione Riservata

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