venerdì

, 15 dicembre 2017

ore 03:50

Vercelli

29-06-2017 10:38

Un vercellese a Barcellona: Andrea Varini
Ventiduesima puntata della rubrica dei nostri concittadini che vivono all'estero
 
​​​​E' una storia da leggere e rileggere. Una storia particolare. Mistica, addirittura, se vogliamo. E’ il racconto di un ragazzo che sarebbe dovuto morire, più o meno, tredici anni fa. E che, invece e per fortuna, è qui a dare un messaggio di speranza. Qui non è corretto. Lo dà dalla Catalunya anche se qui, nella sua Vercelli, torna sempre. Questa è la storia di Andrea Varini, il barbiere di Barcellona.

Come ci finisce e perché un vercellese a Barcellona?
Per curiosità, per aprirsi ad altre possibilità e per comprendere meglio il proprio punto di partenza: Vercelli. Sono fermamente convinto che, senza confrontarsi con “altri mondi”, non si riesca a valorizzare e mettere sulla bilancia la propria città natale. Poi ci sono aspetti più concreti come l’esigenza di lavoro, vivere in una realtà con il mare e avere un’offerta più ampia.

Qual è stato il primo impatto con una grande città che è molto diversa, non solo in termini di spazi ma anche come cultura e modo di vivere, da una “piccola” realtà come Vercelli?
E’ stato come ritrovarsi nel “mondo dei balocchi”. Qualsiasi cosa cercassi, la trovavo con estrema semplicità: lavoro, svago, natura e sociale. Barcellona ti accoglie e ti avvolge molto in fretta: a patto che si abbia la voglia e la determinazione di fare e restare. Inizialmente non feci molto fatica a inserirmi perché qui, culturalmente parlando, si vive molto all’aperto. La socialità è la base sulla quale si sviluppano amicizie e contatti lavorativi. Un altro punto a favore? La vita parte tendenzialmente verso le 11, l’orario in cui apro il mio negozio da barberia, ma anche di tatuaggi, ma anche vineria e galleria espositiva. La prima mattinata si può utilizzare per attività come sport, meditazione... Non c’è questa corsa frenetica al lavoro: “i 10 minuti in ritardo” sono all’ordine del giorno e ben tollerati. Ovviamente la giornata finisce più tardi: il rientro è sempre verso le 21 - 21,30.

Quand’è stata l’ultima volta che è tornato a “casa”?
Sono sempre a casa (ride, ndr). Il mondo è la mia casa. Se ci riferiamo a Vercelli, allora, posso dire di portare sempre dentro l’emozione della mia realtà provinciale. Torno ogni tre settimane: principalmente perché devo fare delle terapie per un melanoma, che ho avuto 13 anni fa. Ma questa è diventata un’occasione per vedere la mia splendida famiglia, i miei meravigliosi amici di sempre, i miei preziosi maestri spirituali e il mio carissimo cugino Stefano.

Una dura prova affrontare il melanoma...
Me lo diagnosticarono, a 24 anni, in fase avanzata. Alcuni medici mi diedero sei mesi di vita. Ricordo molto bene quel giorno. Ma ricordo anche la risposta d’istinto fu: “Lei chi è Dio che conosce il destino delle persone?”. Io credo che, per quanto le cose siano gravi, non bisognerebbe mai dare una tempistica a un paziente. In effetti, in questi tredici anni di esperienza, ho conosciuto diverse persone date per spacciate e che tutt’ora sorridono alla vita. Sono anni che lotto contro questa malattia con il supporto di tutti i miei cari, che non mi hanno mai abbandonato. La forza dell’amore guarisce tutti i mali. E soprattutto: dove sta scritto che solo perché ho contratto una malattia grave, io debba morire prima degli altri?. In realtà l’unica certezza è l’incertezza del momento della morte. Questo mi fa vivere ogni giorno a pieno: come se fosse il primo e come se fosse l’ultimo. Penso che questo sia un buon approccio per chiunque su questa terra.

Adesso come sta?
Dopo essermi curato per molto tempo, ora sono libero da ogni metastasi. E questo è dovuto a un grosso lavoro di gruppo fatto con i miei famigliari, i miei amici, la mia fidanzata, i miei Guru, le mie città (anche i fattori climatici influiscono sulla guarigione: così come la dieta, l’attività fisica). I miei medici occidentali e orientali, e tutta la complessa interdipendenza che ho fatto, hanno permesso che si sia ristabilito un equilibrio nel mio sistema psico-fisico. Sulla base della mia esperienza, ho deciso di intraprendere un piccolo progetto che si intitola “Sorridi al cancro”. Sarà una serie di testimonianze di persone che hanno avuto o hanno un tumore, ma stanno vivendo questa esperienza in modo positivo. Perché la parola “cancro” non deve essere associata necessariamente alla parola morte.

Torniamo alla vita, allora. Lei prima ha detto: In Spagna non c’è questa corsa frenetica verso il lavoro. Come giudica invece la corsa, in tutti i sensi, al lavoro in Italia? Sembra ormai che nel nostro Paese si viva per lavorare e non si lavori per vivere.
La Catalunya, che potremmo paragonare alla Lombardia, è il “motore economico” della penisola iberica. Nonostante questo, non c’è l’attitudine mattiniera di stress e ansia nei confronti del lavoro. Come dicevo, il ritardo è un’abitudine da queste parti. Questo fa sì che si possa arrivare in ufficio senza il panico di tardare. Ovvio: il buon senso porta a rispettare gli orari, ma in tal caso titolari o clienti sono sempre tolleranti nell’attendere “i dieci minuti”. Poi c’è la famosissima “siesta”: un break di pausa pranzo che può variare da un’ora e mezza fino alle due ore e mezza. Quando si stacca definitivamente, poi, non si passa il tempo a parlare del lavoro. Quando si stacca, si conclude veramente la giornata. Questo fa sì che nella maggior parte dei casi il collega diventi anche un buon amico.

Un altro passaggio che mi ha colpito è quello in cui dice: Come in tutte le città l’integrazione non può essere nulla di più che evoluzione e crescita per la società. In Italia però soffiano i venti del populismo. In Spagna com’è la situazione?
C’è stata una politica di accoglienza più che onorevole. Per strada si notano decine e decine di scritte “Refugees welcome”: non va dimenticato che c’è stata la manifestazione più grande d’Europa per accoglierli. Un qualcosa di “contrario”succede invece con il turismo. Barcellona sta infatti raggiungendo record storici e i catalani  si sentono “stretti”. In effetti la quantità di persone, che visita la città, è notevole. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di una città relativamente “piccola” se la confrontiamo con Londra, Parigi, Berlino.

Matteo Gardelli
2017 - Riproduzione Riservata

Su La Sesia di venerdì 30 giugno saremo a Londra per scoprire l'incredibile storia di David James Pinato


Crpwebtg

alla redazione proponi ...

I campi contrassegnati con (*) sono obbligatori.

I campi contrassegnati con (*) sono obbligatori.

Copyright © 2017 La Sesia S.r.l. via Quintino Sella 30, 13100 Vercelli
Reg. Imprese VC C.F. 00146700026 - P.IVA IT 00146700026 - R.E.A. VC44243 - C.S. euro 130.000,00 i.v.