venerdì

, 15 dicembre 2017

ore 03:50

Vercelli

03-07-2017 09:25

Vercellese fra i migliori ricercatori del mondo in Oncologia
Intervista a David James Pinato
 
​​​​E' fra i migliori giovani ricercatori al mondo in Oncologia. Tanto è vero che, recentemente, per il secondo anno consecutivo, all’American Society of Clinical Oncology, ha ottenuto il Merit Award: un riconoscimento prestigioso, assegnato agli autori di studi che portano un reale contributo al campo nella ricerca. E’ il classico esempio di 'cervello' di cui un’intera nazione deve andare fiera. Si tratta di David James Pinato.
Dopo il liceo classico Lagrangia di Vercelli, ha frequentato Medicina all’Università del Piemonte Orientale. Poi la sua carriera è stata tanto veloce quanto ricca di successi: il dottorato, un master e l’approdo a Londra. Nella capitale inglese, ora, è medico, ricercatore e docente all’Imperial College (regolarmente classificato tra le migliori università del mondo, superando in alcuni casi anche Oxford e Cambridge. In particolare, nel 2014 è stato eletto secondo su scala globale). La sua intervista è il diamante del progetto 'Vercellesi nel Mondo', avviato nei mesi scorsi insieme a La Rete (soprattutto grazie all’infaticabile amico Giovanni Mercuri), che prossimamente avrà sviluppi molto interessanti.
David lo raggiungiamo, tramite Skype. E’ stata una chiacchierata che ha spaziato dalla sua Vercelli alla Brexit, dai riconoscimenti a livello mondiale fino alla 'nostalgia' dei luoghi natali in cui cerca di tornare con regolarità. E’ stata soprattutto una chiacchierata che ha navigato fra le sue ricerche, il perché ha scelto questa strada ed è stata una chiacchierata che ha avuto anche un momento di riflessione: sulla 'contro-campagna' dei vaccini che sta affliggendo l’Italia, sulla scelta del ministro Beatrice Lorenzin di 'imporli' e sul fatto che, alla fine, la storia si ripete durante il corso dell’umanità. L’intervista sarà suddivisa in due puntate. La seconda sarà pubblicata su La Sesia in edicola martedì 4 luglio.

Come ci finisce e perché un vercellese a Londra?
Agli inizi per motivi di studio. Dopo la laurea in Medicina, nel 2008 all’Upo, intraprendo il dottorato e decido di seguire un percorso all’estero. Il mio ambito di ricerca era ed è quello del tumore al fegato. Arrivo, quindi, a Londra e rimango colpito da tutto. Ad esempio dalla grande indipendenza che ho avuto, fin da subito, all’interno della clinica. Ricordo, ancora oggi, che il mio capo mi ha subito dato un pacchetto di fogli e note cliniche e mi ha detto: 'Inizia a seguire qualche paziente e vediamo come va'. Oggi, questo percorso ha 'compiuto' sette anni. In questo periodo ho quindi sentito la necessità di completare il dottorato, ho preso un master, poi sono diventato associato al Royal College of Physicians inglese. Si tratta di un pre-requisito necessario per poter entrare in formazione specialistica,  cui ha seguito il concorso da ricercatore che ho vinto nel 2015. In questo modo ho, fin da subito, mantenuto sia il mio lavoro in clinica sia quello nel campo della ricerca. D’altronde sono le mie passioni, le mie missioni. Da una parte c’è quella di poter curare le persone, dall’altra la ferma volontà di capire, tramite gli studi in laboratorio, che cosa scatena queste malattie e, in un secondo momento, come si possono sviluppare nuovi farmaci. Insomma. Sono rimasto a vivere a Londra. Nel 2016 ho comprato casa, dopo cinque anni ho richiesto la residenza permanente: che è cosa buona, visto che non si sa dove e che cosa porterà la Brexit.

Come si suddivide, quindi, il suo lavoro?
Sono molto fortunato, devo essere sincero. Per metà settimana seguo direttamente i pazienti, l’altra parte la trascorro in laboratorio. Una parte del mio lavoro mi porta ad avere un contatto diretto con i malati, mi porta a vederli anche nella fase più acuta della loro situazione: quando si dice loro, per la prima volta, che hanno un cancro e che devono, quindi, essere trattati per una malattia che limiterà, inevitabilmente, la loro qualità di vita. Dopodiché, come detto, c’è la parte in laboratorio. Non solo. Giro il mondo per seguire le conferenze: voglio sempre cercare di capire insieme ai colleghi di tutto il mondo quali sono gli sviluppi sul nostro lavoro. Senza dimenticare che tengo lezione agli studenti, siccome sono affiliato all’Imperial College.

In quale campo della ricerca opera?
La mia passione è l’immunoterapia. E’ una nuova arma che, da pochi anni, è stata scoperta essere efficace contro il cancro. E’ un’arma che si sta espandendo: proprio come accadde, negli anni Quaranta e Cinquanta, con la chemioterapia. Ai tempi era infatti il primo trattamento per il controllo di queste malattie. Sono professionalmente entusiasta, quindi, nel poter usare l’immunoterapia: essa aumenta le difese immunitarie del paziente contro le cellule maligne ed è risultata molto efficace contro tumori diversie per questo molti la definiscono la nuova pennicillina contro il cancro. Purtroppo non si capisce ancora bene come funziona: il venti, trenta per cento dei pazienti risponde bene, gli altri no. Il mio ruolo, durante le ore passate in laboratorio, è proprio cercare capire come poterla usare al meglio. In particolare, io mi dedico con molta attenzione al tumore al fegato, dove l’immunoterapia sta facendo passi da gigante.

Parallelamente come procede la vita ospedaliera?
E’ ricca di soddisfazione. L’Oncologia è comunicazione. E la comunicazione può davvero fare la differenza nella vita di una persona. L’idea di essere lì insieme ai miei pazienti, ascoltare le loro paure e le loro aspirazioni, provare a dar loro qualche consiglio utile, è molto importante per me. Sono tutte cose che mi arricchiscono e che mi fanno riflettere su cosa è importante e su cosa non lo è: per la mia vita di tutti i giorni, ma anche per quella dei miei cari. Certo, la vita ospedaliera è convulsa: il sistema sanitario inglese è stato recentemente colpito da una serie di tagli, le risorse non sono sempre quelle che si vorrebbero, i pazienti sono molti di più... Poi bisogna seguire gli sviluppi delle nuove tecnologie che cercano di migliorare la lotta al cancro. Sono in continua evoluzione ed è per questo che richiedono molto studio. Attenzione, però. Anche le terapie cambiano, quasi radicalmente, ogni anno: quindi bisogna rimanere molto aggiornati anche dal punto di vista clinico. E’ un’attività frenetica, a volte, ma è sicuramente un’attività soddisfacente.

Matteo Gardelli
2017 - Riproduzione Riservata

La seconda parte dell'intervista a David James Pinato sarà pubblicata su La Sesia in edicola martedì 4 luglio


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