venerdì

, 15 dicembre 2017

ore 03:49

Vercelli

18-09-2017 09:12

Una vercellese a Berlino: Federica Masini
Ventiseiesima puntata della rubrica sui concittadini che vivono all'estero
 
Tutto è possibile, quando si ha coraggio. La storia di Federica Masini si può riassumere così. E’ il viaggio di una ragazza che lascia Vercelli, si trasferisce a Berlino e, dopo anni di sacrifici, riesce a coronare il suo sogno: vivere d’arte. Federica, in questi giorni, sta esponendo proprio a Berlino e anche Marbella, mentre nel 2018 volerà a Dubai. La sua storia, poi, lancia un altro messaggio importante: "Lavorare sodo per realizzare un sogno è una missione e una responsabilità".

Come ci arriva una vercellese a Berlino?
Durante gli anni Novanta, appena potevo, viaggiavo in Scandinavia e a dire il vero era lì che volevo trasferirmi. Poi ho scoperto Berlino e sia la sua scena artistica che quella musicale mi hanno rapita all’istante. Ci sono capitata per caso e ho scelto di viverci dal 2004, mentre mia sorella si era trasferita dal 2000 e andavo spesso a trovarla. Dopo la caduta del Muro, le opportunità per i giovani erano tantissime. L’aria che si respirava era veramente speciale ed era la capitale europea più economica.

Qual è stato il suo percorso di formazione?
Ho studiato arte in Italia. Dopo il liceo Artistico mi sono specializzata in restauro, soprattutto ligneo. Successivamente ho aperto un laboratorio con la mia socia a Vercelli. Non ho mai smesso di dedicarmi alla pittura e così, in parallelo, riuscivo anche a vendere i miei quadri.

A Berlino, invece, qual è stata la strada percorsa?
Ho dovuto cambiare prospettiva. Il restauro non è un impiego molto richiesto e non ci si può certo aspettare di lavorare su opere d’arte di rilievo come in Italia. E’ stato dunque necessario essere elastici e aperti. I primi anni ho insegnato italiano e musica. Nei successivi dieci ho lavorato nella moda, spesso come store manager, così ho imparato a gestire negozi e ad avere un ottimo rapporto con un pubblico internazionale, perfezionando il tedesco, l’inglese e lo spagnolo. In parallelo però non ho mai smesso di dipingere e propormi come artista. Berlino offre la possibilità di esporre gratuitamente in locali di ogni genere e così ho approfittato per farmi conoscere. Poco più di un anno fa, sono riuscita a mettermi in proprio e lavorare come pittrice. Oggi espongo regolarmente in diversi locali e a eventi importanti. In questi giorni, ad esempio, sono all’Italia Festival al centro congressi Urania. Vivendo in una grande metropoli multiculturale, sono poi riuscita ad avere molti contatti e ora espongo anche in Spagna, dove al momento ho una mostra in corso a Marbella. Nel 2018 ne ho una in programma a Dubai.

Di che cosa trattano le due mostre?
Quella in corso a Marbella vede come protagoniste le donne. Sono ritratti femminili del mondo del cinema (come Mathilda in León, la protagonista de L’amante di Jean Jaques Annaud e Claudia Cardinale nel Gattopardo, ndr) o dell’arte come Frida Kahlo o ancora modelle come Bianca Balti, reinterpretata come Nefertiti, tutte in chiave pop, arte che amo. Un amico stilista arabo mi ha dato l’idea: la sua nipotina indossò una t-shirt con scritto "The future is female", lo scorso otto marzo, e le feci un ritratto. Poi una serie di cose mi hanno ispirata a dare un’impronta femminile alla mostra che, tra l’altro, è allestita in un atelier di proprietà di un hair stylist per modelle nel centro di Marbella. Anche quella di Dubai, penso, avrà come protagoniste le donne. Il mondo arabo, come anche il resto del pianeta, sta cambiando. Giovani registe come Maysaloun Hamoud o Ana Lily Amirpour, cantanti come Yasmine Hamdan, una delle mie artiste preferite, stanno dimostrando che tutto è possibile quando si ha coraggio. Questa cosa va sostenuta e siamo tutti responsabili nel nostro piccolo. Tutti possiamo dare il nostro contributo affinché le cose cambino, ci vuole un messaggio che dovrebbe provenire da tutte le direzioni.

Come nasce la sua passione per l’arte?
Sono cresciuta in una casa piena di libri e ne ho approfittato. Sono sempre stata una bambina curiosa. Leggevo di tutto. Poi i fumetti, che mio padre mi comprava, mi mandavano fuori di testa. Mi chiedevo come si facesse ad avere il potere di animare così i personaggi della Marvel, ne ero ipnotizzata. Divoravo pagina dopo pagina l’enciclopedia dei maestri del colore. Ho sempre disegnato tantissimo fin dai tempi dell’asilo, creandomi un mondo tutto mio dove stare, siccome quello in cui vivevo non sempre mi piaceva. Dipingere è una sorta di meditazione, ci si estranea, si va via, si ha un rifugio dove stare. Alle volte un bambino non ha molta scelta, se vuole star bene in qualche modo, se vuole sopravvivere. L’arte ha potere, porta bellezza e armonia nella vita delle persone e trovo giusto sostenerla. Senza le arti gli esseri umani non avrebbero nulla.

Ha mai pensato: un giorno vivrò d’arte?
Sì. Ma c’era sempre qualcuno pronto a scoraggiarmi. Poi, iniziando a lavorare come restauratrice, ho cominciato a guadagnare e allora ho capito che, sì, vivere d’arte sarebbe stato in qualche modo possibile. Quando ho venduto i miei primi grossi lavori a Berlino non ci potevo credere. I momenti difficili ci sono, ma bisogna crederci e andare avanti: lavorare sodo per realizzare un sogno è una missione e una responsabilità. E si sta dando un esempio anche agli altri.

Com’è stato il primo impatto con una realtà che, in tanti, descrivono come completamente diversa rispetto a quella italiana?
E’ stata la cosa più interessante che potesse capitarmi. Berlino è una città giovane e piena di speranza, che accoglieva e accoglie a braccia aperte ogni tipo di iniziativa culturale. Le persone sono sempre state molto disponibili e curiose. Qui chi dimostra talento e volontà trova sempre porte aperte e può concretamente costruire la propria carriera. E’ vero che la Germania è uno Stato economicamente forte, ma è anche vero che è uno Stato attento ai lavoratori. Sa infatti premiare impegno e volontà, senza fare distinzioni di classe, cultura, provenienza o colore della pelle. Poi investe sulle persone e crea opportunità che possono essere sfruttate in più settori. Sono rimasta colpita dall’efficienza, dall’organizzazione e dalla puntualità: aspetti fondamentali se si vuole che una metropoli funzioni e renda la vita facile alle persone. Penso che rendendo migliore la qualità di vita delle persone, mettendo a disposizioni mezzi di trasporto che funzionano perfettamente e offrendo spazi per il tempo libero, da quelli nella natura a quelli culturali (spesso gratuiti e accessibili a tutti), si crea un meccanismo di benessere che genera energia positiva in tutti e quindi stimola creatività e voglia di fare. In poche parole, Berlino investe su un benessere che si ripercuote su tutto, soprattutto sul lavoro.

Quali sono le maggiori differenze fra la Germania e l’Italia?
Sono enormi per fattori storici e culturali. L’Italia ha una storia completamente diversa e di conseguenza le cose sono gestite in maniera diversa. Il Bel Paese è famoso per l’arte, la cultura e la incredibile bellezza, non per l’efficienza e la precisione. Io credo nell’Italia, che si è sempre rialzata dopo ogni battaglia, è una cosa che fa da oltre duemila anni e non vedo proprio perché dovrebbe arrendersi ora. Credo nelle sue risorse e soprattutto credo profondamente nelle nuove generazioni, che sono piene di idee e di voglia di fare oltre ad essere intelligenti e creative. Basta ascoltarle...

Quand’è l’ultima volta che è tornata in città?
Torno di rado a Vercelli, ma quando lo faccio mi guardo intorno e vedo quello che è: una città di provincia che fa del suo meglio per offrire quel che può con i suoi limiti e la sua forza. Ho notato che cerca di conservare i suoi preziosi edifici e risaltare al meglio quegli angoli romantici e meravigliosi che la rendono unica. Certo, si potrebbe far meglio ma questo succede ovunque. In ogni città si potrebbe far meglio. Ho girato abbastanza l’Europa per poter serenamente ammettere che tutti si lamentano delle carenze, da Oslo a Malaga. Occupandomi di arte è chiaro che per me andrebbe investito più tempo e denaro per monumenti, torri e opere ma so anche che esistono delle priorità che probabilmente il Comune stabilisce per il bene della città. Non sempre si può essere contenti delle scelte, ma credo che le persone che la amministrano facciano quello che ritengono opportuno.

Un consiglio agli attuali amministratori della città?
Mi piacerebbe si investisse di più nella cultura per conquistarci, magari, una fetta di turismo. Purtroppo siamo in competizione con meravigliosi e famosi posti che l’Italia offre e so che non sarebbe facile mettere Vercelli sulla lista. Ma chi lo sa... Un giorno potrebbe succedere. Vercelli, poi, è da sempre un importante centro agricolo e commerciale, esporta riso in tutta Europa e vanta l’appellativo di “capitale europea del riso”. Oggi a Berlino posso comprarmi il Carnaroli e cucinarmi la panissa grazie all’impegno delle aziende della mia terra, dalle piccole alle grandi e le ringrazio di cuore per questo ottimo lavoro. Credo sia giusto guardare alle cose positive, partiamo da quello che abbiamo realizzato, cerchiamo di vedere anche i risultati ottenuti e i traguardi che ci hanno fatto conoscere nel mondo. Andiamo avanti e non arrendiamoci, non abbiamo altra scelta se vogliamo continuare a crescere.

Matteo Gardelli
2017 - Riproduzione Riservata

Su La Sesia in edicola martedì 19 settembre saremo a Hong Kong per conoscere la storia di Manuele Bosetti


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