giovedì

, 29 giugno 2017

ore 14:29

Cronaca

19-06-2017 08:57

Vercelli, 'operazione nostalgia': un weekend senza smartphone
L'esperimento di Carlotta Gianella: ' Mi sento cambiata, migliore, diversa. Falso'
 
"E se domani - e sottolineo se - all’improvviso perdessi te, avrei perduto il mondo intero. E non solo te". E’ esattamente così che pensavo mi sarei sentita quando, per lavoro, mi hanno chiesto di restare tre lunghissimi giorni senza internet. Persa. Disconnessa. Lontana.

Tutto inizia venerdì pomeriggio, quando Matteo, collega de La Sesia, mi dice di aver letto un articolo interessante su Wired in cui un 40enne abbandonava il suo comodo smartphone per tornare, per una settimana, a un Nokia 3310. "Cà, dobbiamo fare un esperimento" così ha detto. Con 'dobbiamo', ovviamente, intendeva 'devi'. E con 'esperimento sociale' significava togliere i dati cellulare per 72 ore.

Così alle 16:11 del 16 giugno 2017 ho effettuato l’ultimo accesso a WhatsApp, Instagram, Facebook, Google, Twitter, Youtube. Mi sono promessa che non avrei barato, in primis perché mi avrebbero beccato subito e poi perché odio perdere almeno quanto ingannare (eccetto per le partite di carte contro mio papà, in quel caso vale anche fingere un attacco di cuore per sottrarsi al dolore della sconfitta, ndr).
Decido quindi di fare questo 'esperimento sociale' con estrema serietà. Mi sento un po’ come Durkheim durante la teorizzazione dello studio sul suicidio, responsabile. Ad ogni modo nessuno dovrà mai fare un esame da 12 crediti sul mio studio sociologico, un po’ mi spiace, perché io sui manuali di Émile, l’ho dovuto fare, e lui non ha fatto nemmeno la metà della fatica che avrei fatto io per non postare una Instagram story.

Comunque è venerdì pomeriggio. Io non avviso nessuno (motivo per cui ho perso delle amicizie per colpa di questo esperimento, altra cosa che secondo me nessun sociologo ha mai dovuto sopportare, ndr). Rettifico. Non l’ho detto a nessuno eccetto a mia madre, ma solo per evitare che si fumasse tre pacchetti di sigarette durante una crisi isterica dovuta alle mie mancate risposte su WA.

E’ sempre venerdì. Sono le 16:35. Incontro il primo momento di difficoltà. E lì, davanti a me, un carlino anziano e grasso, insomma, uno dei miei preferiti. Vorrei fargli disperatamente una foto e inviarla a chi so io. La mia coscienza me lo impedisce e vedo sfumare il mio sogno su 4 zampette tozze. Si, avrei potuto immortalare lo stesso quel momento, la verità è che non avevo più spazio disponibile e poi sarebbe stato inutile, senza poterlo condividere da nessuna parte, che gusto c’è? La giornata prosegue, incontro due amici, parlo, nessuna crisi di astinenza. Almeno fino alla sera. Intorno alle 20, già pronta per una cena programmata alle 22, sono talmente disperata che passo in rassegna tutte le foto del mio album, partendo dalla prima. Bene. Sono passati 6 minuti e le ho viste tutte... Se solo potessi dare una sbirciatina a inst… mi fermo in tempo.

Annoiata e accaldata capisco perché non sono mai puntuale. Sì, certo, perché mi riduco sempre a fare tutto all’ultimo ma anche perché non c’è nulla di divertente nell’esserlo, se non puoi neanche far passare il tempo con uno stato polemico su Facebook. Sono solo le 20:30, riguardo le note, i memo vocali, arrivo agli sms. E chi se li ricordava più? Tra i vari messaggi promozionali che promettono di regalare 7mila minuti, 3mila mms e 1 GB, trovo un ricordo dell’estate 2014. Inizio a ridere da sola. Vorrei fare uno screenshot e inviarlo alla mia migliore amica (che non sarà più tale perché non le rispondo da troppo tempo ormai, ndr). Ma ecco: non posso. La serata procede. Non me ne accorgo più di tanto finché non torno a casa e non posso fare il classico giro dei social prima di addormentarmi. Cerco di non pensarci. L’iPhone è al 98 per cento. Non era mai successo.

E’ sabato mattina. Addirittura mi dimentico di togliere l’uso 'in aereo' (che imposto ogni sera, convinta che mi eviterà almeno il tumore al cervello). Passo la giornata a Milano. Grazie al cielo niente aperitivi in posti carini, mi sarebbe venuta la gastrite se qualcuno li avesse “instagrammati” al posto mio. Arriva la sera. Sono invitata ad una festa di compleanno. Una festa di compleanno piena di palloncini rosa. Rosa di sfumature diverse. Rosa che mi ci vuole un secondo ad accorgermi essere della stessa tonalità del tramonto. Ma non mi interessa più postarli da nessuna parte. Mi godo il momento. Falso. Falsissimo. Gastrite. Panico. Spero solo che nessuno li condivida beccandosi quei likes al posto mio. Arriva il buio. Mi calmo. Poso il cellulare e quasi mi dimentico di averlo. Questa volta vero.

Ormai è domenica. Manca poco alla fine. Sono in montagna e sto leggendo un libro, penso ai profili in cui starebbe bene una foto del genere. Da finto intellettuale - non di certo sul mio, che è impostato diversamente - mi viene in mente solo perché il libro che sto leggendo fa veramente schifo. Mi rendo conto che a volte sono davvero superficiale. O forse non è superficialità. Ma assicurarsi che al mio nome non venga mai associata una foto di nail art. E' mezzanotte.

Quindi, ormai, è lunedì. Impostazioni cellulare, dati cellulare. 401 notifiche su WhatsApp, 17 su Twitter, 11 su Facebook perché ormai lì non mi si fila più nessuno. Qualche mail da Asos e Netflix. Una da Expedia che mi giura che se prenoto entro 4 secondi un viaggio a Chernobyl avrò in esclusiva il 4% di sconto.

Mi sento cambiata, migliore, diversa. Falso. Mi sento esattamente come prima: fissata con Instagram, malata di dirette di Nicola Porro su Facebook, drogata di Twitter. In testa riparte la voce di Mina: "Avrei perduto, il mondo intero, non solo te".

Già: perché il mondo è un posto davvero bello a volte, e lo è un po’ di più se lo puoi condividere. Adesso basta, devo proprio andare, ho esattamente 56 ore di arretrati.

Carlotta Gianella
2017 - Riproduzione Riservata






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