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, 22 settembre 2018

ore 17:31

Cronaca

10-09-2018 15:30

Vercelli, corruzione: nei guai Massimo Secondo
Il presidente della Pro Vercelli indagato con altre 34 persone
 
Corruzione e turbata libertà degli incanti: è nei guai Massimo Secondo. Il presidente della Pro Vercelli è indagato a conclusione di una lunga inchiesta avviata più di due anni fa dalla Procura. Il club calcistico non c’entra: nel mirino è la Punto Service, di cui Secondo è presidente. Il giudice per le indagini preliminari di Vercelli ha disposto la sospensione per sei mesi dall’incarico alla guida della società che opera nel settore di case di riposo e dell’assistenza domiciliare. In tutto sono 35 le persone coinvolte. In particolare, secondo le indagini svolte dalla Guardia di Finanza (coordinate dai sostituti Davide Pretti e Francesco Alvino), «gli indagati pilotavano le gare d’appalto».

Insieme a Secondo, sono stati sospesi per sei mesi i vertici dell’Ipab Borsalino di Alessandria, Gianpaolo Paravidino e Giovanni Maria Ghé, rispettivamente direttore e presidente del cda, e per Paolo Barbano, presidente della commissione di gara.

Gli inquireni sostengono che l’aggiudicazione di servizi avvenisse redigendo bandi di gara «attagliati alle caratteristiche strutturali della società individuata quale vincitrice», come si legge in un comunicato diramato dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Vercelli.
Il “pilotaggio” sarebbe avvenuto «con la complicità del presidente della società vercellese, per il tramite del suo amministratore delegato, con quella del direttore e del presidente della commissione di gara».
In pratica, i requisiti contenuti nei bandi consentivano di attribuire alla ditta “privilegiata” un punteggio nel “capitolato tecnico-qualitativo” talmente elevato da non consentire di essere colmato dagli altri partecipanti con la successiva offerta  economicamente più vantaggiosa. «A fronte di questi vantaggi venivano dispensate dalla società aggiudicataria una serie di favori personali e regalie di tipo economico».

L’indagine era partita nel 2015 con l’arresto di Davide Sandalo, allora presidente del Consiglio comunale di Casale Monferrato. «Dall’analisi del cellulare di Sandalo erano emersi contatti con la Punto Service - spiega il sostituto procuratore Davide Pretti - in particolare con l’allora amministratore delegato (ai rapporti con le pubbliche amministrazioni, che poi si è dimesso) della società vercellese».

Inizialmente il filone vercellese si è concentrato sulla gara d’appalto più importante: quella bandita per il rinnovo dell’appalto di gestione dell’Ipab Borsalino di Alessandria. Poi le indagini - basate principalmente sulle intercettazioni durate più di un anno, hanno messo nel mirino anche altre gare: 14 gli appalti finiti sotto la lente degli inquirenti per un valore di circa 50 milioni di euro. Secondo la tesi della Procura, in cambio dell’aggiudicazione venivano elargiti favori personali e regalie.
«Un’indagine molto complessa e delicata che ha impegnato la Procura - ha sottolineato il procuratore capo Pier Luigi Pianta - che si è avvalsa dell’operato della Guardia di Finanza». Punta il dito sulla complessità di questa tipologia di reato anche il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Vercelli, colonnello Mario Palumbo.

Nei confronti dei principali indagati la Procura aveva chiesto misure più severe, non concesse dal gip, motivo per il quale la stessa Procura ha presentato due ricorsi, uno al Tribunale del Riesame di Torino ed uno al Tribunale di Vercelli.

Daniela Fornara
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