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Oltre

07-09-2017 09:42

La fame di Silvia
Da malattia a vita: una storia di sofferenza, paure e riscatto
 
La sua storia si potrebbe sintetizzare sotto una breve, ma esplicativa espressione: fame di vita. Era fame di vita quella che aveva prima. E' fame di vita quella che la muove ora. La sua capacità è stata quella di trasformare la forza da distruttiva a costruttiva.

Lei è Silvia Sannino, 25 anni. Mani espressive, tono di voce dolce. Occhi comunicativi, spesso emozionati mentre racconta quella che è stato il suo percorso fino a oggi: perché Silvia è riuscita a volersi bene. A rispettarsi. Ed è passata dall'essere una ragazza affetta da disturbi alimentari a una modella curvy (la moda dalle linee morbide, dalla taglia 46 in su, ndr). Non è cambiato, insomma, il focus: il suo corpo. Ma se prima, il suo fisico, era ciò su cui scagliava rabbia e paure, oggi è un involucro da amare attraverso il quale mandare messaggi importanti. "Mi verrebbe da dire che sia iniziato tutto nel 2012, dopo l'incontro che ha dato vita a un rapporto sentimentale doloroso. Ma, in realtà, tutto è cominciato molto prima: perché anche precedentemente a quella relazione – inizia a raccontare Silvia -, non avevo una grande dose di autostima. Quella storia, semplicemente, ha segnato l'inizio della mia autodistruzione".
Silvia, per amore, si trasferisce in Puglia. Lascia tutto: affetti, famiglia, amici. Lascia addirittura la scuola. Una scelta dettata dal cuore "e non dalla ragione, dato che mi rendevo conto che quello che stavo vivendo non era sano. Fu proprio in quel momento che - prosegue - iniziarono i miei problemi con il cibo". Il percorso alimentare che racconta Silvia è scandito da due momenti: prima lo sviluppo del binge eating disorder (un disturbo da alimentazione incontrollata caratterizzato da ingestione compulsiva, ndr) e poi della bulimia (una patologia che prevede grandi abbuffate e tecniche compensatorie, in genere il vomito autoindotto, ndr). "Sono stata aiutata in tempo: chi mi stava accanto era a conoscenza del mio problema e ha cercato di riportarmi alla vita. Non andavo più a scuola, non avevo amici e la mia relazione – ricorda la venticinquenne – continuava a essere pericolosa per la mia salute. È stato un anno e mezzo in cui mi sono completamente annullata. Avevo il vuoto dentro, un vuoto che cercavo di colmare con il cibo. Ma era una voragine senza fondo, un circolo vizioso massacrante".

Non aveva fame di cibo, insomma: Silvia aveva fame di vita. "Ricominciai proprio da quello che avevo abbandonato: ripartii per il Piemonte (Silvia vive a Trecate, ndr) tornando così dalla mia famiglia. Mi iscrissi nuovamente a scuola per prendere il diploma e - sottolinea - in soli tre mesi recuperai tutto ciò che avevo lasciato indietro nella didattica. Il titolo della mia tesina, quasi fosse un segnale, era 'Moda, Fotografia e Realtà': tutto quello di cui mi nutro oggi, insoma. Ero determinata a diventare una nuova persona: ambiziosa, capace. Semplicemente viva". Durante la ripresa, a Silvia nascono nella mente progetti personali e lavorativi. Finché non si rende conto che "quello che avevo vissuto fino a poco tempo prima, aveva avuto ragione di esistere. E se non era così palese il significato, allora volevo darglielo io. Perché per soffrire così tanto – dice emozionata – ci sarà pure una motivazione. Ed è stato in quel momento che ho capito cosa avrei dovuto fare: trasformare il mio dolore e renderlo una missione".

È il 23 agosto 2014, quando Silvia dà vita al gruppo Facebook 'Curvy Girlz e progetto #NoSizeZero'. "Questa pagina nasce perché in quel periodo della mia vita avevo un grande bisogno di riscattare il mio dolore, innanzitutto. Ma anche di aiutare tutte quelle ragazze che non trovano un equilibrio con se stesse. Volevo mandare dei messaggi, volevo gridare al mondo che la mia storia di malessere non era fine a se stessa ma – spiega Silvia – poteva essere un esempio. Obiettivi che ancora oggi perseguo e che mi muoveranno anche in futuro". Grazie al portale, la ragazza inizia a essere contattata da diverse giovani che fin da subito capiscono ciò che la spinge: "C'è chi appoggia la causa, chi chiede aiuto. La stessa cosa accade oggi ed è la parte più bella di questo progetto: ho veramente tantissimi contatti, di adolescenti e donne intenzionate a fare parte, nelle maniere più differenti, della nostra comunità. Con alcune di loro si è iniziato a organizzare le sfilate: salgono in passerella, mi aiutano a preparare gli show, mi stanno accanto, mi sostengono. E io - dice - lo faccio per loro, che sono le 'mie' ragazze, e lo faccio per me: perché mi sono promessa di amarmi e di non permettere ad altri di soffrire come è capitato a me. Sono cresciuta in questi anni, dalla prima sfilata che ho organizzato all'ultima, a quella che andrà in scena: mi sento profondamente cambiata, finalmente sicura di me stessa, certa degli obiettivi che voglio raggiungere. Tra questi: continuare a dare vita a queste sfilate poiché mi aiutano a fare beneficenza ad associazioni che combattono la violenza sulle donne e i disturbi alimentari e, molto importante per me, trasformare il mio gruppo in una vera e propria associazione".

Tre i cardini di questo gruppo: "L'accettazione di sé, il miglioramento personale e quello che io definisco 'il sano e bello'. Con questi termini parlo di un giusto equilibrio tra corpo e mente, nessuno stravolgimento fisico, nessun eccesso. Alimentazione sana, sport e scelte libere da pregiudizio: se si vuole perdere qualche chilo, intendo, lo si deve fare per salute e per decisione personale. Non per accontentare qualcuno. Così come poco tollero la commercializzazione del mondo curvy, che spesso sfocia in messaggi sbagliati come in quei veri e propri inni all'obesità che si ascoltano in certi programmi televisivi. Curvy è sano, altrimenti - conclude - si tratta di malattia e lì bisogna intervenire".
Oggi Silvia collabora con la Miroglio Fashion, un nome che racchiude alcuni dei marchi più prestigiosi del mondo della moda: Elena Mirò, Fiorella Rubino, Krizia, Caractere. Lavora anche come dipendente, perché vuole dare sostegno alla sua famiglia e avere la base per costruire la propria. In più, porta avanti il progetto #NoSizeZero (traduzione: no alla taglia zero) che, come ha detto, è determinata a trasformare in un'associazione al più presto. Ma, soprattutto, oggi Silvia si vuole bene. E ha un nuovo concetto di 'bellezza': "E' vita e la vita è bellezza. Ogni evento, anche quelli apparentemente insignificanti, ogni incontro, contengono e regalano la bellezza dell'esistenza. Mi chiedo spesso – rimarca – come e cosa sarei, oggi, se non avessi vissuto tutto quel dolore, se non avessi provato quell'immenso vuoto: io credo che nulla accada per caso e che, probabilmente, era doveroso che accadesse. Perché solo così ho scoperto la mia missione, nonché la mia ragione di vita".

Silvia, insomma, ha ancora la stessa fame di vita. Ma ora è quella che la sazia.

Sabrina Falanga
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