venerdì

, 15 dicembre 2017

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Oltre

14-09-2017 14:19

'Papà lo sarai per sempre. E nemmeno part time'
L'esperienza della genitorialità raccontata da un padre e da una madre
 
Abbattere i pregiudizi. È un'intervista doppia, questa: che però, in maniera inconsapevole, esprime da entrambi i lati lo stesso obiettivo. Quello, cioè, di eliminare i luoghi comuni basati spesso sul perbenismo che nascono su quel concetto tanto complicato quanto naturale: la genitorialità. Da una parte una mamma, dall'altra un papà: niente di eccezionale, apparentemente. Qualcosa di straordinario, invece, se si cerca di andare oltre. Mattia e Michela: una mamma e un papà, dicevamo, che hanno deciso di utilizzare i Social per raccontare le difficoltà quotidiane, il più delle volte nascoste per timore, di quello che si dice essere il lavoro più difficile del mondo.

Mattia Volpicella, 27 anni.
Essere papà è una condizione irreversibile: “Papà lo sarai per sempre. E nemmeno part time”. Proprio per questo la sua pagina Facebook si chiama 'Ogni giorno papà'. Mattia è diventato papà a 24 anni: “Di una bimba di otto anni, però. È Nicole, la figlia della mia compagna. Da un giorno all'altro mi sono trovato catapultato in una realtà nuova e in un ruolo totalizzante. Non è stato facile ma fin da subito è stato bello: così come si parla di istinto materno, anche quello paterno è qualcosa di naturale, che non hai bisogno di costruire”. Oggi nella loro famiglia c'è anche Sofia, di 20 mesi. Anche lui, con la sua pagina, vuole sfatare certi pregiudizi: “Sui papà, anche se non se ne parla spesso, ce ne sono a volte molti di più: ho perso il conto delle volte che ho sentito dire – racconta Mattia – che è ancora un'eccezione un papà che cambia il pannolino o aiuta la compagna nelle faccende domestiche. Attraverso i miei post vorrei che passasse il messaggio che tutto questo è sì meraviglioso ma anche normale. E, se vogliamo, dovrebbe essere anche un dovere, non un favore che un uomo fa alla propria donna”. Mattia scrive: la scrittura è una sua passione, attraverso la quale racconta le piccole cose quotidiane: la scelta del croissant e quella dei vestiti, l'altalena, il gelato. Ma non solo: attraverso i suoi scritti, Mattia fa anche delle promesse alle sue bimbe, racconta la poesia e le riflessioni che nascono dal ruolo di genitore: “Avere un figlio – pubblica in un post – è come avere il tuo cuore in un altro corpo. Il suo”. E poi fotografie, piccoli video. Come quella foto che lo ritrae con uno zaino, con una descrizione: “Le borse delle donne sono senza fondo, quelle delle mamme ancor di più. Ecco, quando la mamma non c'è per lavoro, un papà deve sapersi aggiustare. Quindi per portar salviette, pannolini, cambi, acqua, telefoni, portafogli, fazzoletti e poi cose più importanti come giochi, soprammobili, salvadanai, portagioie, bisogna adattarsi. Colleghi papà le tasche sono 4, quando va bene 6, ma non bastano mai”. Le difficoltà e le gioie di accompagnare una bimba dai suoi otto anni in su - “hai una doppia responsabilità, perché c'è anche quella di capire come entrare nella vita di una bambina che può vederti come un elefante in una cristalleria” - e quelle della nascita di una nuova vita: “Per l'emozione della sala parto non credo ci sia scrittore capace di trovare le giuste parole”. A soli 27 anni, Mattia si è ritrovato a ricoprire il ruolo paterno da diverse angolazioni. “Forse è proprio questo che mi ha permesso di aprire la pagina Facebook, la capacità di capire più situazioni, anche differenti tra loro. C'è una cosa, in particolare, che diventare papà mi ha insegnato: che la vita è meravigliosa proprio nelle sue piccole realtà quotidiane. E, giuro, non è retorica”.

Michela Trada, 33 anni.
La sua pagina Facebook si chiama 'Cresta di Mamma': è un portale in cui Michela, giornalista, pubblica quotidianamente brevi video in cui - con il solare temperamento che la contraddistingue - racconta le sfide giornaliere che una madre deve affrontare. La divisa scolastica che deve essere sempre pulita, le riunioni all'asilo, l'organizzazione tra gli impegni lavorativi e le esigenze dei bimbi: “Essere una mamma significa questo: desiderare, a volte, di sdoppiarsi. E chi crede che i problemi di cui parlo non abbiano reali conseguenze sulla salute psicofisica di una donna, sbaglia. Ma, soprattutto, contribuisce a creare quel timore, che nasce in una madre, di chiedere aiuto. Perché – spiega Michela – è diffuso il pregiudizio che una mamma se si trova in difficoltà stia manifestando un semplice capriccio. A volte, invece, i disagi quotidiani si sviluppano in veri e propri malesseri”. Michela è una free lance, “una condizione il più delle volte incompresa, perché erroneamente si crede che un libero professionista non avendo orari d'ufficio abbia più libertà nel gestire le giornate, quindi meno diritto a 'lamentarsi'. Può capitare, invece, che un free lance proprio perché senza orari si trovi a dover gestire la mole di lavoro anche in quei momenti della giornata che dovrebbero essere dedicati al riposo e nei quali, quindi, bisogna inserire anche le legittime attenzioni ai propri figli specie se piccoli”. Pregiudizi, dicevamo. Niente lamentele, dunque; e la sottovalutazione degli impegni giornalieri “che agli occhi di chiunque sembrano di facile gestione. Essere mamma è una condizione che spesso viene trasformata in una vera 'etichetta'. Se diventi madre, automaticamente smetti di essere donna, persona. Questo significa che devi quasi sentirti in colpa se decidi andare a mangiare una pizza con le amiche, andare a teatro una sera lasciando i pargoli a marito o nonni. A volte sembra quasi sbagliato anche il modo in cui ci si veste: no ai vestiti troppo eleganti, no ai tacchi alti. Io, per esempio, mi sono sentita spesso giudicata per i miei capelli, dato che ho la cresta. Ed è proprio da qui che nasce il nome della mia pagina: ho scelto il mio tratto distintivo, spesso criticato, per spiegare che è necessario eliminare determinati pregiudizi, specialmente superficiali, nei confronti del mondo delle mamme”. I video di Michela nascono, quindi, dalle piccole cose quotidiane: “Chiedo pareri, consigli. Molti utenti hanno partecipato al sondaggio 'bagno al mare dopo pranzo: sì o no'. Sono dubbi che visti dall'esterno sembrano frivoli ma per un genitore, specie rivolti al primo figlio, sono nodi importanti da sciogliere. Questi argomenti, comunque – dice la giornalista – riguardano solo una parte di video. Ne affronto poi anche altri, più seri: la depressione post partum, ad esempio. Ancora oggi è sottovalutata, perché si crede che una madre debba essere necessariamente felice e spensierata nel momento in cui nasce suo figlio. In realtà quello è uno dei momenti più difficili per una donna: la vita è completamente stravolta, ti senti inadatta, insicura, hai tra le mani un essere fragile che dipende totalmente da te e il cui futuro, del quale sei responsabile, è incerto. Solo una madre può capire cosa sorge nell'animo in quel momento”. 'Cresta di Mamma' ha una doppia funzione, quindi: scherzare, con il modo in cui richiedono i Social, sulle difficoltà quotidiane; “ma anche – conclude la trentateenne – scardinare falsi miti, luoghi comuni e pregiudizi. Ma soprattutto stare vicino ai genitori: non solo alle mamme, perché sono anche tanti i papà che mi seguono. Alle famiglie, in generale: perché spesso è proprio in quel nucleo in cui ci si dovrebbe sentire più forti che, invece, ci si sente più soli”.
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