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Oltre

21-09-2017 14:06

'E' la persona ad avere la malattia, non è la malattia a possedere la persona'
Parla Lorena Chinaglia, presidente Diapsi Vercelli
 
Relazione: in senso generico, indica un collegamento che sussite tra più entità. È semplice etimologia. Per la psicologia, la relazione può essere intesa come un vero e proprio luogo d'incontro, nel quale tutte le difficoltà della mente umana si manifestano. “È così che definisco la malattia psichiatrica: un disturbo della relazione. Con se stessi, con le persone che fanno parte della quotidianità, con l'intero mondo circostante”.

Lorena Chinaglia è presidente della Diapsi di Vercelli, l'associazione di volontariato per la promozione della salute mentale con una storia ventennale alle spalle. Nasce infatti nell'aprile del '96, quando i membri della sezione vercellese decisero di distaccarsi dalla Di.A.Psi di Torino per rendersi indipendenti nello sviluppo di progetti e obiettivi. Lorena arriva all'associazione poco dopo la nascita della stessa: a novembre, precisamente. Da quel momento decide di dedicare la sua vita a questa organizzazione, che fin da subito lavora per il benessere dei malati psichiatrici e dei loro familiari.

La solitudine: è questa la sfumatura più dolorosa di cui è tinta la vita di un individuo che soffre di un disturbo mentale e di tutti coloro che gli stanno accanto. L'associazione Diapsi – spiega Lorena – nasce a Torino come risposta alla Legge Basaglia (che ha sancito la chiusura dei manicomi, ndr), poiché ha lasciato sole molte famiglie che, improvvisamente, si sono ritrovate a dover gestire un malato psichiatrico, nella maggior parte dei casi anche anziano. Oggi, rispetto ai primi anni '80, ci sono strutture che facilitano la quotidianità di pazienti e familiari, ma il problema persiste, soprattutto per quanto riguarda il rapporto di un malato con se stesso e gli altri”.

Essere o avere? È un concetto, questo, affrontato dallo psicoanalista tedesco Erich Fromm. Un concetto che, come quello di relazione, sembra estrapolare da se stesso il suo significato etimologico e raccontare una grande zona d'ombra della malattia psichiatrica: “Uno degli errori contro i quali mi batto – racconta la presidente – è la confusione che si crea tra l'individuo e la sua malattia. Il disturbo psichiatrico diventa spesso un'etichetta, la personalità sparisce a favore della patologia. La persona diventa la sua stessa infermità. Non solo per gli altri ma anche per se stessa. Un atteggiamento simile lo individuo anche nei familiari dei pazienti, che scelgono di appoggiarsi a Diapsi per trovare sostegno e sollievo: si presentano come 'la mamma o il papà di'. Ma ognuno di noi ha un nome, ha passioni, possiede caratteristiche, pregi, difetti. Malattie anche, certo. Ma continuiamo a essere individui liberi: è la persona ad avere la malattia, non è la malattia a possedere la persona”.

Lorena parla di sostegno: quello offerto dalla Diapsi di Vercelli è un aiuto pratico, che non viaggia solo sul piano teorico. Sono tanti, infatti, i laboratori e i corsi che l'associazione propone ai malati e ai loro familiari: “C'è il corso di maglia e uncinetto, quello di disegno e di yoga. Poi abbiamo il laboratorio teatrale, quello musicale. Non solo – aggiunge Lorena -, perché organizziamo anche cene, gite, attività sportive. Il filo conduttore di ogni proposta fatta dalla Diapsi è quello della cura della relazione: credo sia scontata la difficoltà che incontrerebbero due individui con determinate patologie se li si mettesse uno di fronte all'altro, seduti al tavolino di un bar. È una situazione, questa, comune ad ognuno di noi, è vero: ma per due persone malate non sarebbe solo inutile ma anche uno psicologico accanimento doloroso. Farli interagire attraverso un obiettivo comune, come la costruzione di un progetto, significa dare una possibilità reale e sana alla nascita di una nuova relazione umana. O, per lo meno, alla capacità di instaurarla”.

La stessa cosa, grazie ai laboratori di Diapsi, accade tra i familiari: è facile che i parenti si chiudano nel silenzio di una vita difficile, lontano da tutti coloro dai quali si sentono incompresi. Possono così trovare la compagnia di chi le capisce davvero e, soprattutto, l'opportunità di uscire dal proprio guscio di sofferenza. La vita di Diapsi, però, non si limita solo all'interno delle mura dell'associazione. Tra le offerte del sodalizio, infatti, c'è 'Una Casa per un po'', un progetto innovativo nel panorama psichiatrico che punta alla condivisione della quotidianità all'interno di case dove trovare sostegno, riparo, momenti di serenità, weekend di sicurezza. O, più semplicemente, accoglienza: un termine, questo, a cui Lorena è molto affezionata. Della 'follia' ne han parlato in tanti. Importanti psichiatri, storici cantanti, secolari poeti.

C'è una poetessa che, in particolar modo, ha affrontato il tema poiché lei stessa ha vissuto il dramma del manicomio: Alda Merini. E quando Lorena Chinaglia parla della difficoltà della gente comune a dare peso alla malattia mentale, “ancora troppo sottovalutata rispetto a quella fisica”, viene in mente la poesia di Merini nel suo libro in prosa 'La Pazza della Porta Accanto': “Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini”.
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