Rivalutato da Croce, Gobetti e Contini - soprattutto per le innovazioni linguistiche in quello che è considerato il suo capolavoro - Alpinisti Ciabattoni - lo scrittore vercellese Achille Giovanni Cagna (1847-1931) incuriosisce per l'anomalo percorso culturale.
Figlio di uno stipettaio, non riesce a terminare gli studi: all'Istituto professionale Cavour, infatti, lo bollano come inetto, incapace a dedicarsi agli studi; e lo rispediscono a casa.
Decenni più tardi, Cagna, scrittore ormai affermato, rimette piede in quella scuola come docente: il Ministero gli ha infatti concesso l'abilitazione all'insegnamento.
Sotto la guida dell'amico Giovanni Faldella, Cagna, che dopo lunghi anni di studi da autodidatta ha pubblicato poesie, romanzi e commedie teatrali, diventa uno dei maggiori scrittori di fine Ottocento. Ma resta, volutamente, “confinato” fra le nebbie vercellesi. Odia, ma allo stesso tempo si sente protetto, il piccolo mondo di Provincia che con sarcasmo espressionista, da scapigliato, sa tratteggiare.
Alpinisti Ciabattoni, ripubblicato negli anni 70 da Einaudi, e Provinciali, dove ricorre il tema del “Risorgimento tradito”, sono le principali opere di questo scrittore eclettico, dai mille interessi. Affascinato dalla figura di Giuseppe Mazzini, tentato dal socialismo prima (ma Faldella lo controlla convincendo l'amico, “Cane di un Cagna” a restare nell'orbita dei liberali progressiti) e dal positivismo poi, lo scrittore, anche da un punto di vista sociale e politico stupisce per certe prese di posizione radicaleggianti: antesignano dell'ambientalismo, si oppone all'abbattimento di 2000 platani in città, scrive, sotto pseudonimo, il saggio “Divorziamo?”, dove si erge a paladino dei “forzati del matrimonio” mentre, da anticlericale convinto, si schiera contro la recita della preghiera nelle scuole.
Fu una delle firme più prestigiose della Sesia durante la direzione di Ermenegildo Gallardi.