venerdì

, 15 dicembre 2017

ore 09:05

Il piccione viaggiatore

25-09-2017 09:32

Il miglior augurio di pace
La lingua nera del sovrano Lang Darma
 
Paese che vai, saluto che trovi.
La pratica di agitare la mano in direzione dell’interlocutore, o baciarlo due volte sulle guance, non è infatti universale ma un’abitudine tipica dell'Occidentale. Ogni cultura possiede un proprio tradizionale modo di salutare che, in alcuni casi, è davvero curioso e singolare. In Giappone c'è l'inchino, la cui profondità varia a seconda del grado di deferenza verso l’altro: l'eshaku, di 15 gradi, è il saluto informale, mentre il keirei, di 30 gradi, è riservato a chi ha una posizione sociale superiore. Infine, il saikeirei, a 45 gradi, si usa generalmente di fronte a istituzioni (come l’Imperatore, ndr) o come forma di profonde scuse. Molto reverenziale è anche il tipico gesto filippino dove le persone, soprattutto se anziane, vengono salutate posizionando le loro mani sulla propria fronte, quasi a riceverne una benedizione. In India vige invece l’usanza di fare un piccolo inchino a mani giunte in segno di rispetto verso l’altro, accompagnandolo con la formula 'namasté' che significa 'salute'. In Thailandia lo stesso gesto viene utilizzato anche per chiedere scusa.

In Groenlandia, invece, non ci si saluta sfregando i nasi come è credenza comune: ciò accade in Oman. Il saluto eschimese, chiamato kunik, consiste nell’appoggiare il viso alla guancia o alla fronte dell’altro e inspirare. Anche in Polinesia c'è un’usanza simile: si preme la faccia contro le rispettive guance e si inspira profondamente, quasi ad annusare l’odore dell’altro. Tali tradizioni, rispetto all’Occidente, denotano molta più intimità tra le persone anche in un semplice gesto quotidiano come il saluto: in Malesia, addirittura, le dita delle mani entrano in contatto per poi essere portate al petto, segno che le persone si salutano dal profondo del cuore. Più simile alle nostre abitudini è il saluto greco che consiste, soprattutto tra uomini, in amichevoli pacche sulle spalle, o quello francese, con i tradizionali tre baci –anziché due - sulle guance. Molto particolare è invece il saluto tradizionale del Kenya, dove i Masai sputano verso l’alto come segno di rispetto e buon augurio.

Il primato di saluto più originale e strambo spetta senz’altro al Tibet, dove ci si saluta…con una linguaccia! I tibetani, infatti, dimostrano all’altro di non essere la reincarnazione del malvagio sovrano Lang Darma dalla lingua nera, e il gesto, anziché essere considerato scortesia, rappresenta il migliore augurio di pace.
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Vercelli, piazza Cavour

Samuele Giatti

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