sabato

, 18 novembre 2017

ore 07:39

Il piccione viaggiatore

30-10-2017 14:23

I paesi delle streghe
Da Triora a Benevento, viaggio nelle leggende locali
 
Vecchie arcigne, cappelli a punta e scope volanti: è questa l’iconografia con cui, grazie alla cultura di massa, vengono comunemente immaginate le streghe. Si tratta tuttavia di uno stereotipo recente, poiché nel Medioevo veniva considerata strega qualsiasi donna vagamente eccentrica. Molte donne accusate di stregoneria erano infatti guaritrici, e perciò sospettabili di legami con l’occulto; altre volte si trattava semplicemente di donne che vivevano sole o affette da disturbi mentali, poiché, in una società retrograda, qualsiasi elemento di stranezza era ritenuto demoniaco.

Il fenomeno della 'caccia alle streghe', che portò all’uccisione di migliaia di donne innocenti, si espanse in tutta Europa, e anche in Italia molte città imbastirono processi contro le presunte fattucchiere, arrestate, torturate e infine bruciate sul rogo. Vicino Imperia, ad esempio, sorge il borgo di Triora, addirittura definito 'la Salem d’Italia' in riferimento alla cittadina statunitense dove si svolse un grande processo per stregoneria. Qui, molte donne del paese furono imprigionate e torturate come streghe, anche se in realtà si trattava perlopiù di povere prostitute.

La Val Camonica, sul lago d’Iseo, è stata uno dei luoghi italiani più colpiti dall’Inquisizione: per ordine del vescovo di Brescia, centinaia di donne furono bruciate con l’accusa di aver provocato siccità e carestia grazie al loro legame col demonio. Il passo del Tonale era considerato il centro d’incontro delle streghe, tanto che i pellegrini evitavano di passarvi dopo il tramonto.

Come non citare poi Benevento? La città era famosa già nel ‘200 per le sue leggendarie streghe, dette 'janare', che secondo le credenze potevano volare grazie a un magico unguento, provocare aborti o nascite di figli deformi, ed erano in grado di scivolare sotto le porte delle case per compiere dispetti. Nel Salento, le streghe erano invece chiamate 'striàre' o 'macàre', ed erano capaci di trasformarsi in animali o lanciare il malocchio; per proteggersi dalla loro magia oscura, nei villaggi venivano appesi amuleti alle porte, come ferri di cavallo, falci o forbici aperte.

La superstizione era insomma molto diffusa in tutta Italia, soprattutto presso le piccole comunità. Dell’antica paura resta oggi ben poco, e sembra anzi che nel folklore popolare prevalga una sorta di rispetto per l’inspiegabile: a Volterra, nel borgo di S. Stefano, alle streghe è stata intitolata una via del centro, mentre a Triora è stato loro dedicato un museo etnografico.

Sopravvivono però alcuni rituali: in Campania, è ancora pratica comune quella di lasciare una scopa fuori dalla porta, così che la strega, costretta a contarne i fili di saggina per tutta la notte, venga sorpresa dalla mortale luce dell’alba. A Benevento, delle streghe rimane l’omonimo liquore a base di erbe, dalla ricetta segreta: forse un’antica pozione magica, che la modernità ha trasformato in originale souvenir.
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