giovedì

, 18 gennaio 2018

ore 20:28

Il piccione viaggiatore

18-12-2017 09:36

Le origini pagane del 25 dicembre
Dai Celti fino alla cultura cinese: quanti 'punti in comune'
 
Il Natale si avvicina: il 25 dicembre, in quasi tutto il mondo, si celebra la nascita di Gesù. La ricorrenza, che oggi consideriamo tipicamente cristiana, ha però in realtà origini pagane, e molte delle sue tradizioni sono state solo in seguito “prese in prestito” dal Cristianesimo.

Questa festività nasce in effetti molto prima: nel mondo romano, e soprattutto fra i Celti, vi era l’usanza di celebrare il giorno del Solstizio d’Inverno, intorno al 21 dicembre. La spiritualità pagana era infatti legata al Sole, che dà la vita, fa germogliare i campi e scandisce il ritmo dell’esistenza; perciò il Solstizio, in cui si raggiunge il picco massimo di ore di buio, segnava l’inizio di un nuovo ciclo. Questa data era celebrata come “Dies Solis Invicti”, il “giorno del Sole invincibile”, che nel giorno del Solstizio rinasceva aumentando progressivamente le ore di luce. Un concetto mutuato in seguito dalla cristianità, che ha trasformato la rinascita del Sole nella nascita di Gesù, mantenendo comunque il significato originario. Insomma, non in tutto il mondo si festeggia il Natale come lo immaginiamo; molti paesi, anzi, conservano l’origine pagana della festività, e celebrano vere e proprie “feste d’inverno” nel giorno del Solstizio.

In Cina e in altri paesi orientali, ad esempio, il 22 dicembre si tiene il Donzghi, una festa per l’inizio dell’inverno che si lega al concetto di Yin e Yang, ovvero di equilibrio e armonia del cosmo. Dopo il Donzghi, infatti, aumentano le ore di luce, e dunque l’energia positiva dell’universo. Per tradizione, ci si riunisce in famiglia e si festeggia con pietanze prelibate, in modo non molto dissimile dal Natale. Anche in Iran si tiene una festa del Solstizio, che prende il nome di “Yalda”, ovvero “rinascita”, in cui si celebra la vittoria della luce sul buio. Usanza vuole che si trascorra tutta la notte in veglia insieme ai familiari: l’inverno simboleggia le avversità della vita, e trascorrere insieme la notte più buia dell’anno rappresenta metaforicamente un modo per affrontarle uniti. Nei paesi dal passato celtico, la cerimonia del Solstizio si mantiene più vicina all’originale: nel Regno Unito e in Irlanda si celebra lo “Yule”, con fiaccolate e falò che evocano la luce del Sole. In questa festività è tradizione utilizzare il vischio come elemento decorativo, poiché veniva consacrato dagli antichi sacerdoti druidi; grande importanza hanno gli alberi sempreverdi, che rappresentano simbolicamente la vita che sopravvive anche al freddo e al buio dell’inverno.

Si spiega così anche l’origine di molte tradizioni cristiane, mutuate da altre culture. Non si può negare, tuttavia, una certa somiglianza tra i modi di festeggiare di Natale, Yalda o Donzghi. Sia che si celebri la nascita di Gesù che il Solstizio d’Inverno, si tratta pur sempre di un momento di condivisione e gioia insieme ai propri cari. Forse, allora, culture e religioni non sono poi così tanto diverse come si pensa.

Silvia Giovanniello
2017 - Riproduzione Riservata
Crpwebtg

alla redazione proponi ...

I campi contrassegnati con (*) sono obbligatori.

I campi contrassegnati con (*) sono obbligatori.

foto giorno »

Viaggi e miraggi - Cascata delle Marmore (Terni)

Gian Luca Oppezzo

Copyright © 2018 La Sesia S.r.l. via Quintino Sella 30, 13100 Vercelli
Reg. Imprese VC C.F. 00146700026 - P.IVA IT 00146700026 - R.E.A. VC44243 - C.S. euro 130.000,00 i.v.