lunedì

, 25 giugno 2018

ore 04:20

Il piccione viaggiatore

26-02-2018 08:50

Tradizione che risale al periodo precristiano
Bruciare fantocci rappresentava la morte dell'inverno
 
Il Carnevale, con i suoi colori, le maschere e il divertimento di travestirsi, è una festa amatissima da grandi e piccini di tutto il mondo. 

Il più famoso del pianeta è quello di Rio de Janeiro, in Brasile, conosciuto per le sue sontuose parate in cui ballerine seminude e ornate di piume attraversano la città a ritmo di samba. Anche l’Italia vanta Carnevali celebri: dalla spettacolare parata in costumi settecenteschi di Venezia, fino ai carri satirici di Viareggio, che raffigurano spesso personaggi politici.

Quello che oggi associamo naturalmente a coriandoli, stelle filanti e bambini travestiti da Zorro, è in realtà una tradizione che risale già al periodo precristiano, dalla fortissima valenza simbolica legata alla vita nei campi. Nell’antichità, infatti, le popolazioni contadine erano solite celebrare la fine dell’inverno e l’inizio di una nuova stagione agricola attraverso una serie di rituali: bruciare fantocci di paglia, spesso in forma di vecchiette, rappresentava la morte della stagione invernale e della generazione precedente, ma aveva anche la valenza simbolica di invocare la produttività della terra attraverso la cenere, fertilizzante naturale. Mascherarsi, spesso da animali o pagliacci, era un modo per invocare gli spiriti agresti, mentre ballare rappresentava un modo simbolico per stimolare la terra a dare i suoi frutti.

Molti di questi rituali sopravvivono ancora oggi in diversi Carnevali italiani, meno conosciuti, ma decisamente curiosi. A Schignano, ad esempio, sul lago di Como, si festeggia il “Carnevale del Carlisep”, dove Carlisep, detto anche “Zep”, è un fantoccio di paglia che viene esposto per le strade; trasportato dai coscritti, simbolo del cambio generazionale, viene infine bruciato per chiudere la festa. I protagonisti del Carneval Vèc di Grosio, in Valtellina, sono invece proprio il grasso “Carneval Vèc” e la sua deperita compagna “Magra Quaresma”: la parata simboleggia la fine dei bagordi carnevaleschi e l’inizio del digiuno della Quaresima. Qui, il passaggio generazionale è rappresentato dalla vecchia “Bernarda”, un uomo travestito da vecchietta che trasporta un bambolotto nella gerla: simbolicamente, porta sulle sue spalle la nuova generazione. Alla fine della mascherata, un fantoccio di paglia in forma di “vegia”, “vecchia”, viene bruciato in piazza. Anche a Trezzo sull’Adda, in provincia di Milano, è consuetudine mettere al rogo un pupazzo alla fine del Carnevale, che prende il nome di “Povero Piero”: un latifondista tiranno e avaro, che subisce un “processo” e infine viene dato alle fiamme.

Tradizioni che sopravvivono dall’antichità, dimostrando come anche una festa goliardica quale il Carnevale sia in realtà strettamente legata alla storia culturale del nostro Paese.

Silvia Giovanniello
2018 - Riproduzione Riservata
Crpwebtg

alla redazione proponi ...

I campi contrassegnati con (*) sono obbligatori.

I campi contrassegnati con (*) sono obbligatori.

foto giorno »

Particolari - Dalla campagna

Andrea Cherchi

Copyright © 2018 La Sesia S.r.l. via Quintino Sella 30, 13100 Vercelli
Reg. Imprese VC C.F. 00146700026 - P.IVA IT 00146700026 - R.E.A. VC44243 - C.S. euro 130.000,00 i.v.