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Presente Digitale

08-06-2017 09:38

La ricerca conferma: i social media possono peggiorare la salute mentale
 
È sicuramente strano per molti immaginare ancora qualcuno che non abbia una presenza sui social media. Eppure da recenti studi scientifici pare proprio che l’uso costante di questi canali possa contribuire al disfacimento dello stato emotivo delle generazioni di utenti più giovani. The Royal Society for Public Health ha condotto una campagna trainata dall’hashtag #statusofmind durante la quale è stato distribuito un sondaggio ad un campione di giovani abitanti del Regno Unito, relativo agli effetti dei social media sulla salute. I risultati tra gli intervistati della fascia tra i 14 ed i 24 anni, dicono gli studiosi, hanno rivelato aspetti inquietanti. Lo studio ha infatti concluso che i social media per questo target di utenti possono creare una dipendenza ancora più forte di quella a sigarette e alcol, e non solo. Lo studio ha anche rilevato la stretta correlazione tra social media e una crescita del 70% di fenomeni di ansia e depressione per i giovani di questa fascia. Instagram e Snapachat sono stati individuati come i canali più dannosi. In particolare, dal sondaggio è emerso che i due canali agiscono negativamente sulla percezione degli utenti riguardo al proprio aspetto fisico. 9 Donne su 10 hanno infatti ammesso che navigare tra le pubblicazioni dei due canali le fa sentire insoddisfatte della propria forma fisica. Il sondaggio ha anche riportato che i due canali contribuiscono all’aumento di ansia e di fenomeni d’insonnia. I giovani intervistati hanno anche confermato che le due piattaforme contribuiscono fortemente all’ansia dovuta al fenomeno FOMO, ovvero fear of missing out, che in italiano si può interpretare come “paura di perdersi qualcosa”, cioè di non essere presente, di venire esclusi da eventi sociali di rilievo per i ragazzi di questo target. A registrare il miglior risultato a livello di percezione tra i vari social network è stato YouTube, l’unico canale a ricevere opinioni positive da parte degli utenti, che comunque superando le due ore di visione andrebbero comunque incontro a fenomeni di stress psicologico. I risultati dello studio non rivelano nessuna sorpresa anche se rimangono alquanto preoccupanti, considerato che i social media ormai sono parte intrinseca della realtà e della gestione delle relazioni interpersonali, soprattutto per le nuove generazioni. Il presidente dell’organizzazione Sir Simon Wessel ha concluso che al di là degli studi che sono necessari per capire gli strumenti che ci accompagnano ogni giorno, non bisogna puntare il dito contro questi canali, ma che bisogna saperne interpretare sia gli aspetti positivi che quelli negativi per aiutare le nuove generazioni a gestire responsabilmente e senza stress la nostra realtà ormai immersa nel digitale.
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