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Andiamo al cinema

09-02-2018 14:47

La stampa è al servizio di chi è governato, non di chi governa
Nelle sale il film 'The Post' con Meryl Streep e Tom Hanks
 
Un inno alla libertà di stampa. Si potrebbe definire così l’ultimo film di Steven Spielberg, “The Post”, con Meryl Streep e Tom Hanks. La vicenda si svolge intorno al caso relativo alla pubblicazione dei Pentagon Papers rinvenuti nei primi anni Settanta, in cui si parla di documenti top secret che rivelano i rapporti e le strategie militari degli Stati Uniti in Vietnam. A perorare la causa della pubblicazione è il direttore del Washington Post, Ben Bradlee, interpretato da Tom Hanks, che in nome del principio della libertà di stampa è pronto ad andare contro ogni ammonimento mosso dal governo.

Si comprende fin dall’inizio che le responsabilità del governo americano circa la morte di molti soldati siano state davvero enormi e per l’epoca far uscire una simile verità fu davvero un gesto molto coraggioso. Le pressioni del governo Nixon al giornale capitanato da una donna, Kay Graham (Meryl Streep) non tardarono ad arrivare, ma la Graham stupì tutti i suoi più fidati collaboratori e prese una decisione che cambiò la storia della sua testata giornalistica.

Oltre ad essere un film di grande entusiasmo per chi crede ancora nella stampa libera, nella trasparenza della comunicazione e per chi è ancora disposto a dare fiducia ai distributori di notizie, è un film che mette in luce una mentalità che riteneva la donna un essere inferiore e incapace di grandi imprese. “Una donna che predica è come un cane che cammina sulla zampe posteriori. Non lo sa fare bene,
ma è comunque incredibile che riesca a farlo”, è questa una frase di Samuel Johnson riportata da Meryl Streep durante le ultime scene del film che testimonia quanto sia stato difficile per il genere femminile prendersi le proprie vittorie.

Il regista Steven Spielberg ha però saputo ribaltare tali pensieri alquanto retrogradi e ha lasciato l’onore ad una giovane e intraprendente giornalista di affermare il succo di tutto il racconto: "I padri fondatori diedero alla stampa libera la protezione che deve avere per soddisfare il suo ruolo fondamentale nella nostra democrazia. La stampa era al servizio dei governati non dei governanti”. Un’affermazione questa che non può che farci riflettere sul tempo presente in cui spesso si sente parlare di come governi e uomini potenti siano in grado di influenzare i media o addirittura
diffondere notizie false, si pensi alle fake news diffuse da Donald Trump durante la sua campagna elettorale, per creare opinioni e credenze lontane dalla realtà e sempre più vicine agli interessi del potere.

Il mondo dell’informazione è oggi il mondo in cui ogni giorno ognuno di noi è abituato a vivere e spesso riesce a stento a riconoscere quali notizie siano vere e quali false, la grande diffusione di conoscenze presente sui social network ha dato la possibilità a chiunque di avere una propria idea, ma in pochi sanno e riescono a riconoscere quanto in realtà ogni contenuto che appare sulla bacheca di Facebook o tra le foto di Instagram sia attinente con le nostre precedenti ricerche e non faccia altro che avvalorare le nostre convinzioni, senza darci modo di aprire la mente a nuove prospettive e ad ulteriori punti di vista. È il fenomeno che viene definito della “echo chamber”.

Servirebbe forse avere la grinta e lo spirito di qualche giornalista e andare a scovare in qualche cassetto blindato documenti e informazioni così segrete da far cambiare la visione del mondo. Curiosare è umano, scovare è diabolico… per chi è scovato.

Edvige Danna
2018 - Riproduzione Riservata
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