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30-05-2015 09:19

Il Petisso Pesaola legato ai vercellesi
TEMPI SUPPLEMENTARI - Giocò con il mitico bomber Piola e allenò Pirovano e Ferrante
 
Addio “Petisso”. Bruno Pesaola è morto venerdì 29 maggio all’età di 89 anni all’ospedale “Fatebenefratelli” di Napoli per un collasso cardiocircolatorio. Era noto ai vercellesi per aver giocato nel Novara con il grande bomber Silvio Piola e per aver condotto da allenatore la Fiorentina allo scudetto del 1968/69 guidando dalla panchina le gesta dei bicciolani Ugo Ferrante, perno della difesa, e Giovan Battista Pirovano, jolly e uomo spogliatoio di quella indimenticabile stagione. Fumava molte sigarette durante ogni partita e indossava un cappotto portafortuna. Un suo gol all’Inter, in cui dopo aver rubato il pallone a Fongaro batté il portiere Matteucci, fece parte della sigla della "Domenica Sportiva" per vari anni. Pesaola è stato un allenatore di calcio e calciatore argentino naturalizzato italiano, di ruolo attaccante. Ha legato il suo nome soprattutto alla storia del Napoli, del quale è stato a lungo giocatore e poi trainer. Pesaola era figlio di un calzolaio marchigiano, Gaetano (che lasciò Montelupone, in provincia di Macerata, nei primi anni Venti), e di Inocencia Lema, entrambi emigrati in Argentina. Iniziò la carriera calcistica nella squadra Juniores del Dock Sud e passò a 14 anni alle giovanili del River Plate allenate dall’ex juventino Renato Cesarini, giocando con le riserve insieme ad Alfredo Di Stefano. Pesaola si trasferì alla Roma nella seconda metà degli anni Quaranta, distinguendosi come attaccante brevilineo, veloce, abile nelle finte e prolifico, diventando amico degli attori e recitando con Walter Chiari e Carlo Dapporto. A causa della frattura di tibia e perone, subita durante una partita contro il Palermo nel 1950, Pesaola fu costretto a lasciare Roma. L’infortunio è così grave che pensa lui stesso di essere arrivato alla fine della carriera. Passa quindi al Novara con cui disputa due stagioni giocando con Silvio Piola, che lo convinse a non tornare in Argentina e a sostenere un provino con i piemontesi. Disputa due stagioni in Serie A, segnando un gol alla Juventus e ottenendo con la squadra un ottavo posto nel campionato 1951/52, piazzamento mai più raggiunto o migliorato dagli azzurri a cui contribuisce segnando 8 reti. Si accasa quindi per 33 milioni (con 6 milioni d’ingaggio per lui) al Napoli, dietro suggerimento della moglie Ornella, che era stata eletta Miss Novara in quegli anni, divenendo uno dei giocatori simbolo della città partenopea, in cui soggiorna come calciatore per otto anni. Pesaola fu tra i protagonisti della vittoria casalinga del 6 dicembre 1959, nella gara che segnò l’inaugurazione dello stadio “San Paolo”, quando i partenopei vinsero, sotto gli occhi di Umberto (allora presidente della Figc) e Gianni Agnelli sulla Juventus di Giampiero Boniperti, Omar Sívori e John Charles per 2-1 in una gara in cui, pur giocando fuori ruolo per un incidente di gioco capitato al compagno di squadra Luís Vinício, riuscì a creare pericoli alle retrovie della squadra piemontese. Fu anche capitano del Napoli dal 1953 al 1960, totalizzando 240 presenze con 27 gol. Il “Petisso” si diede poi alla carriera di allenatore. Eccelso nell’interpretazione delle gare, che affrontava con grande sagacia tattica, confessò che in alcune partite, mentre con le mani faceva visibilmente segno alla squadra di avanzare, a voce ordinava di retrocedere. La sua prima panchina è quella della Scafatese, in qualità di giocatore- allenatore, nel campionato 1961/62; durante la stagione, con il Napoli che rischia di retrocedere dalla Serie B, subentra a Fioravante Baldi, guidando il Napoli alla promozione in A e regalando la prima Coppa Italia, consentendo a una squadra militante in B di vincere il Trofeo per la prima volta. Conquista inoltre il primo Trofeo europeo (la Coppa delle Alpi nel 1966, dopo aver stimolato con un trucco l’aggressività di Omar Sívori) e la porta al secondo posto nel 1968, risultato mai raggiunto prima dalla squadra campana. Cme allenatore Pesaola conquista poi uno scudetto alla guida della Fiorentina nel 1968/69, nel girone di ritorno la Viola superò la Lanerossi Vicenza e andò in testa: da quel momento i gigliati non persero un colpo, riuscendo a tenere distanziate Cagliari e Milan. L’11 maggio 1969 la Fiorentina si laurea per la seconda volta nella sua storia campione d’Italia; come nel campionato 1955/56, i viola persero una sola partita, quella contro il Bologna, registrando un’inedita imbattibilità in trasferta. Da campione d’Italia Pesaola riporta la Fiorentina in Coppa dei Campioni dopo essere stata, nel 1957, il primo club italiano a disputare una finale. Sul fronte nazionale invece, i gigliati iniziarono bene il campionato prima di essere sorpassati dal Cagliari di Gigi Riva che si aggiudicherà poi il titolo: la Fiorentina arriverà al quinto posto. Il “Petisso” porta la squadra in finale della Coppa delle Alpi, persa contro il Basilea. Come allenatore della squadra di Firenze, nel 1970 gli è stato assegnato il premio “Seminatore d’Oro”. Pesaola vinse poi una Coppa Italia alla guida del Bologna nel 1974, settimo posto nella A 1974/75 e sedicesimi di finale della Coppa delle Coppe. Un altro settimo posto in A nel 1975/76 e un terzo nella fase a (girone 2) della Coppa Italia. Poi torna sulla panchina del Napoli nel 1976/77 con la vittoria della Coppa di Lega Italo-Inglese. Continuando ad avanzare in Coppa delle Coppe giungendo sino alle semifinali contro l’Anderlecht dove, dopo aver vinto la gara d’andata per 1-0, subirà al ritorno una sconfitta per 2-0 (con la direzione di gara dell’arbitro Matthewson contestata dalla squadra) che gli precluderà l’accesso in finale. Ritorna al Bologna nel 1977 al 1979, allena per una stagione il Panathinaikos e poi il Siracusa. Nel 1982/83 il ritorna al Napoli, che vide la squadra salvarsi in maniera stentata dopo l’esonero di Giacomini in favore proprio Pesaola con al fianco Gennaro Rambone. Nel corso di quella stagione resta famosa l’immagine del “Petisso” che abbraccia il rosario prima di un rigore decisivo calciato da Moreno Ferrario. Arrivano il decimo posto in A, i quarti di finale di Coppa Italia e sedicesimi di Coppa Uefa. Chiuse la sua avventura di mister nel Campania Ponticelli nel 1984/85. Terminata la carriera da allenatore è diventato opinionista per diverse trasmissioni televisive locali e nazionali. Il 20 novembre 2009 la giunta comunale partenopea gli conferisce la cittadinanza onoraria di Napol. Viveva a Napoli, nel quartiere Vomero, città a cui era rimasto tanto legato da definirsi "un napoletano nato all’estero". Nel 2013 entra nella Hall of Fame Viola.
Paolo Sala
2015 - Riproduzione riservata




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