venerdì

, 15 dicembre 2017

ore 03:48

Vercelli

12-10-2017 11:40

Un vercellese ad Amburgo: Andrea Rei
Ventinovesima puntata della rubrica sui nostri concittadini all'estero
 
A​ndare via dall’Italia, nonostante un lavoro a tempo indeterminato, perché l’Italia non dà sicurezze al futuro della figlia. La storia di Andrea Rei è la storia di un emigrante che non ha pensato all’immediato, bensì a lungo termine: quello che non faceva e non fa tuttora il suo Paese. Tanto è vero che, una volta trasferitosi ad Amburgo dove lavora per il colosso Caterpillar, insieme a sua moglie ha avuto un altro bambino. Perché la Germania pensa ai bambini, basti considerare che "ad oggi, data l’assistenza sanitaria, non ho ancora pagato un solo euro per le medicine dei miei figli". Emigrante che incontri, differenze che trovi con l’Italia. E con Vercelli. Una città che "sta morendo lentamente" come detto da Andrea Rei che, in città, anche per lavoro, torna sovente.

Quando avviene il 'trasferimento' in Germania?
Sono arrivato ad Amburgo, insieme alla mia famiglia, nel 2012. E’ stato, se vogliamo, un caso. A Vercelli, dopo la laurea specialistica, stavo infatti lavorando per la Cgt. Per questo motivo, i miei contatti con la Caterpillar erano molto frequenti ed ero in buoni rapporti con il mio attuale capo qui in Germania. Un giorno, scambiando quattro chiacchiere, gli avevo manifestato i miei dubbi sul restare in Italia e sulla mia volontà di fare un’esperienza all’estero. Pochi mesi dopo mi ha chiamato per un colloquio ed ora... Sono cinque anni che lavoro in una delle città più belle d’Europa e non solo d’Europa.

Com’è stato il primo impatto?
Ci è subito piaciuta questa realtà. Ora vivo appena fuori, a Jork. Amburgo, ripeto, è una delle città più belle d’Europa e forse qualcosina in più. Io e mia moglie ci siamo poi subito trovati in sintonia con lo stile di vita tedesco.

Quali sono le diversità fra la Germania e l’Italia?
Alla fine non ci sono grandi differenze, poiché nei supermercati si trova quasi tutto quindi è difficile che abbia la nostalgia del cibo italiano. Non solo. Amburgo è disseminata di ristoranti e pizzerie italiane: basti pensare che, in quest’area, ci sono 40mila connazionali. Il numero di emigranti, specie dopo la tempesta finanziaria che ha colpito l’Italia nel 2011, è sempre stato in crescita.

Di che cosa si occupa in Caterpillar?
In questi cinque anni ad Amburgo, a dire il vero, ho cambiato diverse mansioni. Ora sono responsabile dell’assistenza dei motori Caterpillar per tutto il settore marino per la Cgt in Croazia, Grecia, Cipro, Francia, Belgio e Polonia. Lavoro per clienti ed aziende e li aiuto a crescere, a aumentare il business. Non solo. Cerco anche di dar loro una mano quando hanno problemi dal punto di vista tecnico, intervenendo anche sul budget o mettendoli in contatto con fabbriche e ingegneri. In questi giorni sono a Chicago dov’è in corso una conferenza sulle novità dei motori e sulla soluzione dei problemi. In questo 2017 sto viaggiando molto: sono infatti già stato tre volte a Dubai, perché seguo anche la zona del golfo persico, in Bahrein, Kuwait.

Qual è stato il suo percorso di studi?
Mi sono diplomato all’Itis e poi mi sono laureato in Ingegneria energetica e nucleare al Politecnico. Attenzione (ride, ndr) non è roba da fantascienza, avevano semplicemente 'cambiato' il nome del corso di studi. Non arrivo dallo spazio (ride di nuovo, ndr). Intanto, mentre mi specializzavo, ho iniziato a lavorare alla Cgt. Sono molto orgoglioso di poter dire di aver fatto tutta la gavetta: in azienda sono infatti entrato come meccanico, poi dopo un paio d’anni mi hanno dato la prima promozione. Dopodiché, come ho già detto, dopo nove anni sono approdato qui ad Amburgo in Caterpillar.

Il mondo del lavoro in Germania è così differente da quello in Italia?
La fortuna è che la mia azienda non è tipicamente tedesca ma di estrazione americana. La cosa bella è potersi quindi confrontare con molte realtà. Ad esempio:  il mio precedente capo arrivava dal Sud Africa, l’attuale è russo e oggi nel mio team - composto da 4 persone che copre Africa, Europa e Medio Oriente - oltre al sottoscritto ci sono un finlandese, uno spagnolo e un inglese. La grossa differenza fra noi e i tedeschi sta nella 'intensità' di lavoro. Se devono lavorare dalle 8 alle 5 quasi non respirano, tengono la testa bassa e non si concedono la benché minima distrazione. Però alle 5 può succedere di tutto, ma il tedesco se ne va. Invece l’italiano, magari, ha un ritmo più basso ma si ferma fino a tardi.

Perché, cinque anni fa, ha deciso di andare via nonostante un impiego a tempo indeterminato?
Era il clima che si respirava in Italia a preoccuparmi molto. La sensazione era semplice: 'Se le cose vanno bene si rimane così, altrimenti possiamo solo peggiorare'. Nonostante lavorassi in una delle prime dieci aziende italiane, ero preoccupato per quello che sarebbe potuto essere il futuro di mia figlia che, ai tempi, aveva pochi anni. Basti pensare che, quando poi ci siamo trasferiti ad Amburgo, è nato il secondogenito proprio perché avevamo la sensazione di maggiore sicurezza. E ancora. Uno dei tanti miti da sfatare: in Germania il costo della vita è tutt’altro che caro. Anzi. E’ molto più basso rispetto all’Italia: dalle tasse, al costo per l’assistenza sanitaria, alla benzina, al fatto che, ad esempio, l’autostrada è gratis. Vorrei soffermarmi sull’assistenza sanitaria, ad esempio. In Italia, quando mia moglie era incinta, ogni mese spendevamo circa 100 euro ogni mese anche se andavamo all’ospedale per le visite. Qui non abbiamo mai speso un euro. Così come, fino adesso che sono ancora piccoli (hanno sette e due anni - n.d.r.), non ho mai speso un soldo per le medicine dei miei bambini.

E’ mai tornato 'a casa'?
Ci torniamo due, tre volte all’anno dipende dalle circostanze. Mia mamma vive ancora a Vercelli, i miei nonni erano di Stroppiana. Poi io vengo a Vercelli anche per lavoro, essendoci la sede della Cgt: nel 2016, ad esempio, sono arrivato a settembre e quest’anno a marzo.

E come l’ha trovata?
Purtroppo vedo che ci sono sempre meno attività, specialmente in centro. La città diminuisce, sembra spegnersi. Da un lato bisogna essere oggettivi, quindi dire che è una bella realtà e basterebbe poco per farla migliorare, ma dall’altra c’è da ammettere che un pochino alla volta la stanno facendo morire.

Matteo Gardelli
2017 - Riproduzione Riservata

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